La pena di morte negli Stati Uniti è fortemente condizionata da discriminazioni razziali, povertà ed errori giudiziari, con un tasso di errore di un innocente ogni otto esecuzioni. Oltre il 70% dei condannati ha alle spalle abusi e degrado, e gli imputati delle minoranze rischiano molto di più se la vittima è bianca. La fallibilità del sistema è dimostrata da casi drammatici: il quattordicenne George Stinney Jr., scagionato solo 70 anni dopo l'esecuzione; Cameron Todd Willingham, giustiziato per un incendio accidentale dovuto a un corto circuito; e Kirk Bloodsworth, il primo a essere liberato grazie al DNA e oggi attivista abolizionista.























