Proteste Francia, governo rivede riforma delle pensioni

12 gen 2020

Un passo indietro del governo, oppure un modo di rinviare il problema. A conclusione della quinta grande giornata di mobilitazione nazionale contro la riforma delle pensioni in Francia, sabato 11 gennaio, il primo ministro Eduard Philippe ha giocato una delle poche carte di cui disponesse l'esecutivo per tentare di fermare il più lungo sciopero dal '68. Dirsi disponibili ad eliminare dal testo l'età di equilibrio, fissata a 64 anni rispetto ai 62 attuali. Sulla questione il Governo è così riuscito a incassare il plauso del più grande sindacato di Francia, la Cfdt di Laurent Berger, che sulla sola questione dell'età pensionabile aveva fatto le barricate. Restano invece su posizioni di critica radicale al progetto dell'esecutivo, la CGT di Philippe Martinez, assieme agli altri sindacati della Sinistra. La mossa del premier serve dunque a smorzare i toni dopo 38 giorni di sciopero, una quinta giornata di manifestazioni, quella di sabato 11 gennaio particolarmente violenta, sebbene con una partecipazione in calo. A Parigi sono scese in strada 21000 persone, quasi 150000 in tutta la Francia, dati del Ministero dell'Interno. Cifre 3 volte superiori quelle diffuse invece dagli organizzatori. In strada, come già accaduto il cinque, 10, 17 dicembre e giovedì nove gennaio non solo la base sindacale, ma anche parte del movimento dei gilet gialli. Come di consueto a fare la differenza sono stati in buona parte le frange più estreme di manifestanti, black block in primo luogo. Sin dall'avvio del corteo partito dalla Place de la Nation e arrivato alla Place de la Republique, durissimi gli scontri tra gruppi radicali con il volto coperto di nero e le forze dell'ordine. Il Governo ha di fatto guadagnato tempo. Da martedì si apre un nuovo tavolo con le parti sociali per trovare un valido sostituto all'età cardine dei 64 anni, ma far quadrare la bilancia dei conti pubblici. Ad aprile, in assenza di un'intesa credibile, il governo passerà comunque in forza il testo, che prevede un sistema basato su punti pensione accumulabili durante tutta la vita professionale e il passaggio da un sistema universale rispetto ai 42 regimi attualmente in vigore, che garantiscono i diritti delle categorie professionali speciali, ferrovie e trasporti pubblici in testa.

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