Proteste in Cile, Santiago militarizzata, tre morti

20 ott 2019

Guerriglia per le strade, saccheggi, autobus in fiamme, coprifuoco e carri armati in strada a Santiago. Non accadeva dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet nel 1990. A San Bernardo nell'incendio in un supermercato due persone rimangono imprigionati dalle fiamme, i corpi carbonizzati. Una terza persona gravemente ferita muore poco dopo in ospedale. In Cile la rabbia popolare scoppia con l'aumento dei prezzi dei biglietti della metropolitana. Decine di migliaia di passeggeri, iniziano a non pagarlo, militari scendono in strada, anarchici, black bloc e antagonistici circondano i carri armati. Alcuni di loro vengono respinti con cariche militari. Metropolitana interrotta, servizio di autobus sospeso dopo che almeno cinque mezzi sono stati bruciati. Sette milioni di abitanti a Santiago rimangono senza mezzi pubblici. In due giorni di rivolte sono state danneggiate 78 stazioni della metropolitana, 300 gli arresti secondo la BBC. Stato d'emergenza e coprifuoco vengono imposti non solo nella capitale ma anche nel sud e nella regione centrale di Valparaiso, dove i manifestanti danno fuoco all'edificio di El Mercurio, il giornale più antico del Cile. Il Presidente Sebastian Pinera, fa un passo indietro sospendendo i rincari e promettendo un tavolo di confronto, ma questo non ferma le proteste, il sindacato degli studenti ha indetto uno sciopero generale per lunedì. Lo stato di emergenza potrà durare al massimo 15 giorni e potrà essere rinnovato per non più di altri 15 giorni.

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