Proteste Iran, oltre 100 i morti

20 nov 2019

Abbiamo respinto il nemico nelle guerre militari, politiche e della sicurezza e con l'aiuto di Dio lo respingeremo sicuramente anche in questa guerra economica. Così la guida suprema iraniana Ali Khamenei fa capire che il regime non è disposto a farsi mettere in un angolo da un'ondata di manifestazioni che riguardano vaste zone del Paese e che sono state scatenate dal raddoppio del prezzo della benzina, annunciato dal presidente Hassan Rouhani giovedì scorso. Secondo quanto denunciato da Amnesty International, i morti sarebbero già un centinaio. L'Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha parlato di morti causati dall'utilizzo di proiettili veri e chiesto che si eviti l'uso della forza per disperdere manifestazioni pacifiche. Il Governo, dal canto suo, ha ammesso solo cinque decessi. Se la miccia che ha portato la gente nuovamente in piazza, come nel 2017, è il rincaro della benzina, le motivazioni più profonde vanno ricercate nell'inflazione galoppante e nella sempre più precaria situazione economica, strozzata dalle sanzioni volute dagli Stati Uniti. Per il regime, però, dietro al caos crescente ci sarebbero macchinazioni di forze straniere. Il dito è, ancora una volta, puntato contro l'America. Da sabato scorso è stato quasi del tutto bloccato l'accesso al web per evitare il passaparola tra i manifestanti, ma anche questa decisione ha contribuito a creare gravi danni all'economia, soprattutto in una città come Teheran che fa un uso notevole di app per la mobilità e per le consegne a domicilio. Ma chi di internet ferisce di internet perisce, vien da dire. Il regime sta, infatti, facendo i conti con la più grande fuoriuscita di informazioni riservate di carattere politico-militare della sua storia, finite nelle mani della testata online Intercept e del New York Times, 700 pagine di documenti per quella che è diventata una vera e propria WikiLeaks in salsa iraniana.

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