Regeni, procura Egitto respinge tesi procura di Roma

30 dic 2020

Il responsabile della morte di Giulio Regeni resta sconosciuto e quindi per il momento non c'è alcuna ragione per intraprendere procedure penali circa la sua uccisione, il sequestro e la tortura. Questo è il contenuto in sintesi di un comunicato della procura generale egiziana. Un altro schiaffo alla famiglia Regeni e all'Italia dunque, ma non è tutto. Nel sostenere che un processo in Italia sarebbe immotivato, la procura generale egiziana nel suo comunicato accredita la tesi che imprecisate parti ostili a Egitto e Italia vogliano sfruttare il caso di Giulio Regeni per nuocere alle relazioni tra i due Paesi. Ciò sarebbe provato dal luogo del ritrovamento del corpo e dalla scelta sia del giorno del sequestro sia di quello del ritrovamento del cadavere, avvenuto proprio durante una missione economica italiana a El Cairo, si sostiene nel testo. La magistratura italiana lo scorso 10 dicembre aveva chiuso le indagini contro quattro appartenenti ai servizi egiziani, passo che precede l'apertura di un processo. Ma la nota diffusa dal Cairo torna a sottolineare che il procuratore ha incaricato le parti cui è affidata l'inchiesta di proseguire le ricerche per identificare i responsabili, che non sarebbero, secondo il procuratore generale egiziano, i quattro uomini identificati dalla magistratura italiana. Nel suo comunicato sul caso Regeni la procura egiziana ha sostenuto che a poter essere sfruttati da chi voleva nuocere i rapporti tra Italia e Egitto sono stati comportamenti inconsueti avuti dal ricercatore friulano. Regeni avrebbe anche parlato agli ambulanti di un possibile cambio di regime in Egitto, nella sostanza il comportamento della vittima, si legge sempre nella nota egiziana, non era coerente con la ricerca che stava conducendo ed è stato un motivo sufficiente per i servizi di sicurezza per esercitare il loro lavoro e il loro dovere legale di seguirlo attraverso procedure di indagine amministrativa che non limitavano la sua libertà o violavano la sacralità della sua vita privata. "Consideriamo inaccettabile la dichiarazione della procura egiziana con cui respinge ufficialmente le conclusioni dell'indagine della procura di Roma" ha detto il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Nuory "e dovrebbe ritenerla inaccettabile anche il governo italiano dal quale auspichiamo una presa di posizione".

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