Rohani non entusiasta della vittoria di Biden ma di Trump ko

16 dic 2020

Che il Presidente della Repubblica islamica non avrebbe dimostrato gioia per l'elezione di Biden era scontato, gli Stati Uniti restano il grande Satana, anche se alla Casa Bianca è entrato un democratico che vuole riallacciare i fili del discorso avviato da Obama e tagliati da Trump, la diffidenza, anzi l'aperta ostilità tra le due Nazioni, è uno dei punti saldi di una geopolitica in grande trasformazione. Insomma, Israele può fare pace con i paesi arabi, la Russia può allearsi con la Turchia, membro della NATOo, ricordiamolo, ma l'inimicizia tra Washington e Teheran resta un punto saldo, e non bisogna andare molto al passato. I motivi di attrito sono recenti, reciprocamente fondati. Basta guardare all'ultimo anno: il 3 gennaio un drone americano uccide all'aeroporto di Baghdai, dove era sbarcato tra 1000 precauzioni, Qassem Soleimani eroe delle guerre iraniane, ma soprattutto possibile candidato alla Presidenza. Come se non bastasse, i continui sgambetti diplomatici alle tensioni su scenari come l'Afghanistan, l'Iraq e la Siria, il 27 novembre viene ucciso Mohsen Fakhrizadeh a capo del programma nucleare. Tutti gli occhi puntano su Israele, che come da routine non rivendica, ma alla fin fine per Teheran la mano è la stessa che sia Washington o l'entità sionista, come viene definito l'altro arcinemico: lo stato ebraico. In questo contesto che avviene il processo Farsa e la successiva esecuzione di Ruhollah Zam, giornalista oppositore del regime. Sempre in quest'ottica va letto il crudele rimpallo di data per l'impiccagione del medico ricercatore iraniano svedese Ahmadreza Djalali. Le proteste l'Occidente sono state respinte con alzata di spalle, ma anche questo va inserito nel grande gioco ancora in corso con l'Iran.

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