Russia, Navalny a der Spiegel: "Non ho paura di tornare"

01 ott 2020

Prima avversato, poi processato e pluricondannato e infine avvelenato. Eppure l'uomo più odiato da Vladimir Putin è pronto a sfidare ancora lo Zar e andare dritto nella tana del lupo. Alexiei Navalni, 44 anni, attivista politico da sempre, oppositore del Presidente della sua Russia parla per la prima volta dopo essere scampato al misterioso avvelenamento con il letale agente nervino preferito da certi ambienti di Mosca. “C'è Putin dietro questo crimine” dice senza giri di parole al settimanale tedesco Der Spiegel, “Ma non ho paura e non gli farò il regalo di non tornare”. Con la moglie vive attualmente in un appartamento in affitto a Berlino, dove fu ricoverato lo scorso 22 agosto in seguito al malore accusato due giorni prima su un volo per Mosca, e dove è stato tenuto in coma fino al 7 settembre. “Avvelenamento” è stata la diagnosi dei medici tedeschi che lo hanno salvato perché di quelli russi che l'avevano inizialmente assistito, la famiglia si fidava ben poco. Probabilmente il nervino Novichok è stato disciolto una bottiglietta d'acqua nel suo hotel, poche ore dopo i primi effetti. “Non senti dolore” racconta Navalny, “ma sai che stai morendo”. Ora che spiega di essere sulla via della guarigione nuovamente capace di camminare e fare 5 piani di scale, anche se non ancora libero dai sonniferi, non intende mollare la politica. “Anzi non sarò il leader dell'opposizione in esilio”, promette “ e appena mi sarò completamente ristabilito tornerò in Russia”. A Mosca finora impermeabile alle richieste di chiarimenti e alle condanne dell'Europa hanno accolto la sfida. Il Presidente della Duma, il Parlamento ha definito indecenti le sue dichiarazioni, accusando Navalny di lavorare per i servizi segreti occidentali e per la Cia e di aver orchestrato tutta la vicenda per screditare Putin, che avrebbe invece lavorato duramente per salvargli la vita. “Navalny può tornare”, ha poi precisato il Cremlino “e proseguire le sue cure in Russia”, dove però sa perfettamente che l'esposizione mediatica non sarà per lui una garanzia sufficiente.

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