C'è anche l'Italia nella fabbrica dei troll, falsi profili Internet utilizzati per influenzare l'opinione pubblica principalmente a fini politici. Nomi e contenuti italiani spuntano nella maxi indagine americana del Procuratore Mueller, il Russiagate, secondo cui Putin avrebbe cercato di influenzare l'elettorato americano nel 2016, servendosi dell'IRA, Internet Research Agency di San Pietroburgo, la fabbrica dei troll. Dall'indagine di Sky Tg24, a partire dai dati pubblicati dal sito americano di analisi FiveThirtyEight, nove account Twitter sono responsabili di 13 mila messaggi dedicati all'Italia. Gli argomenti sono spesso a favore di 5 Stelle e Lega, ma questo non significa che vi siano delle connessioni con i partiti. Responsabile potrebbe essere chiunque. Profili che portano un nome di persona come Anna Romano o Sergio Maestri oppure più fantasiosi come Gattisilgatti o RossiRossivin hanno iniziato a postare messaggi su Twitter nel 2012. La loro attività diventa assai più intensa nel 2016. Da questi nove profili proviene oltre il 75% dei messaggi catalogati come "italiani" dall'inchiesta americana. Tutti i contenuti sono retweet ossia rilanciano messaggi postati da altri, il che significa che potrebbe essere opera di un software, anche perché i nove profili hanno pochissimi follower. Esiste il sospetto che molti dei nomi da cui partì l'attacco digitale a Sergio Mattarella durante la formazione del Governo a fine maggio siano legati alla fabbrica russa dei troll. L'hashtag "#Mattarelladimettiti" crebbe esponenzialmente in pochissimo tempo, un'esplosione telematica, ma ciò che più fomenta il dubbio è che per la maggior parte si trattasse di profili anonimi.























