Un anno dopo o meglio 9 anni dopo, si riparte dalla Crimea. "Il suo ritorno all'Ucraina è impossibile, perché è una parte integrante della Russia". Il Portavoce del Cremlino, Peskov, risponde così a Zelensky che poche ore prima aveva alzato la posta, annunciando una controffensiva di primavera per liberare tutti i territori occupati, compresa la Penisola sul Mar Nero. "Quella è la nostra terra", ha ribadito il Presidente ucraino, "Riporteremo la nostra bandiera in ogni angolo del Paese". Zelensky ha anche chiesto alla Corea del Sud l'invio di armi a supporto del suo esercito. Da parte sua il Presidente russo Putin torna ad accusare la Nato di partecipare di fatto alla guerra, inviando decine di miliardi di dollari di armamenti all'Ucraina, "Mentre l'Occidente, dice Putin, ha un solo obiettivo liquidare la Federazione Russa". Nel frattempo rimane forte lo scetticismo europeo nei confronti del non piano di pace cinese. La Russia fa sapere che lo sta studiando attentamente e l'alleato bielorusso Lukashenko sarà in Cina dal 28 febbraio al 2 marzo per incontrare XI Jinping. Dall'altra parte del fronte il Ministro della Difesa tedesco sottolinea che bisogna giudicare Pechino dalle sue azioni e non dalle sue parole, e autorizza l'invio di nove carri getta-ponte anziché tre come previsto in un primo tempo. Questi carri getta-ponte sono veicoli corazzati di supporto ai veicoli da combattimento il cui ruolo principale è permettere di creare velocemente punti o passerelle per superare ostacoli. Inoltre Pistorius ha confermato lo svolgimento di esercitazioni militari congiunte di soldati statunitensi, tedeschi e polacchi in Polonia. Un segnale molto chiaro per Putin: senza soluzione diplomatica in vista, per entrambi i fronti, la partita resta quella delle armi. Intanto il 9 marzo riprendono i colloqui per l'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato.























