E' in quello che viene chiamato Parco delle Favole che è stato allestito il campo profughi che a Gaziantep, nell'epicentro del sisma ha accolto alcuni degli sfollati. Un nome che suona quasi come uno scherzo del destino per chi ha perso ogni cosa. Qui è da poco iniziata la distribuzione del cibo quando facciamo la conoscenza di Mustafà, sfuggito alla morte la notte del terremoto insieme con la sua famiglia. "Quella notte ero con mia moglie e soprattutto con mia figlia di 2 anni, l'ho presa in braccio e siamo scappati. I mattoni hanno cominciato a cadere sulle scale e hanno bloccato la via d'uscita, ho dovuto rimuoverli per uscire". Mi mostra quel che resta della sua casa nel centro storico di Gaziantep, parlandomi delle paure e del senso di incertezza che scandiscono ora le sue giornate. "Non ho idea di come sarà il mio futuro, non è possibile sapere cosa sarà di noi, abbiamo perso la nostra casa e non sappiamo come trovarne un' altra, per ora abbiamo solo questa tenda". Una storia, la sua, che si intreccia a quella di tanti altri, nella tenda vicina Emin ci racconta di come ora la sua preoccupazione maggiore siano le condizioni di salute del figlio Hasan. "Lui soffre di schizofrenia e dopo il terremoto le sue condizioni sono peggiorate è più nervoso ha bisogno di cure, e in queste condizioni non sono sicura di potergliele garantire". Quando passano i volontari con le medicine la salutiamo è quasi sera al campo di Garantiep, quello che per i bambini che vivono qui e solo per loro, rimane ancora il Parco delle Favole.























