SkyTg24 in Alabama dopo divieto aborto approvato da Stato

22 mag 2019

Montgomery nel 1955 era la città dove Rosa Parks decise sfidare le regole e andarsi a sedere sull'autobus nel settore dei bianchi, dando il via alla fine del segregazionismo. Montgomery nel 2019 è diventata il simbolo di come i diritti alle donne possono ancora essere negati. Montgomery è la capitale dell'Alabama che ha trasformato in legge un bando totale dell'aborto, non previsto neanche in caso di stupro o incesto, per sfidare la Corte Suprema nella speranza che i nove giudici possano ribaltare la Roe vs Wade, la sentenza che nel 1973 ha dato fondamento giuridico all'interruzione di gravidanza. “Chi si definisce pro vita dovrebbe pensare, anzitutto, a risolvere i problemi del nostro Stato, dove non c'è una buona educazione pubblica e i servizi sanitari non sono accessibili per tutti”. “Credo che l'Alabama abbia una lunga tradizione quando si tratta di mettere ai margini delle persone, soprattutto tra le minoranze, e sarà così finché non riusciremo a sconfiggere tutti insieme questa attitudine”. Le proteste si moltiplicano in questi giorni in tutta l'America, ma c'è chi, invece, brinda a questi nuovi provvedimenti restrittivi come Joe Pinto, antiabortista convinta, tanto da aver creato insieme al marito questo centro a Birmingham, la città più grande dell'Alabama, per accogliere le donne con gravidanze indesiderata e a convincerle a non abortire. “Gli spieghiamo le alternative, gli offriamo la possibilità, non di parlare con lo psicologo, ma con un consulente spirituale. Poi gli facciamo vedere dei video molto espliciti su quello che accade al feto quando si abortisce” ci racconta Joe, accompagnandoci a visitare il centro che, ovviamente, ha anche una cappella. “Questo lo chiamiamo il nostro cesto di musei dove teniamo le foto dei bambini abortiti e, quando le donne tornano da me dopo l'aborto, io gli mostro la foto del bambino che non hanno voluto”. “Non è crudele non lasciare libertà di scelta, neanche in caso di stupro?”. “Crudele? Crudele è terminare la vita di un bambino innocente e le voglio dire una corsa: le mie clienti, che sono state violentate e decidono di tenere il bambino, sono felicissime, non vedono il loro aggressore quando guardano i loro bambini”. La verità è che Joe portava avanti la sua missione, come la chiama lei, prima, quando la morte era legale in Alabama e continuerà a farlo fra 6 mesi, quando il bando entrerà in vigore, così come faranno le decine di centri come il suo in giro per lo Stato. “Di cliniche per abortire, invece, ce ne sono solo 3 in tutta l'Alabama” ci fanno notare le attivisti di Yellow Alphand, un'associazione che offre sostegno e informazioni per le donne che vogliono abortire. Per loro, invece, se il bando dovesse entrare in vigore, cambierà tutto, come racconta Khan Danz, che ha deciso di impegnarsi con quest'associazione, dopo essere stata vittima di violenza. I i casi più delicati sono quelli delle donne violentate che rimangono incinte e che ora, dopo questo bando, saranno obbligate a partorire il figlio del loro aggressore. Anche se a me questo non è successo. posso capire il loro dolore, specialmente con questa legge che criminalizza le donne invece che i loro aggressori. “In uno Stato dove la media degli stupri è di 5 al giorno, fra le più alte di tutto il Paese, questo bando rappresenta, di fatto, un ulteriore crudele violenza” ne è convinta anche Samantha, che ha deciso di raccontarci la sua storia. “Mi sono svegliata una mattina, confusa, sconvolta e sanguinante, non ricordavo bene cosa fosse successo la sera prima, ma sapevo che, però, era qualcosa di brutto, mi ci è voluto del tempo per capire che ero stata violentata da un mio collega”. E poi hai scoperto di essere incinta? “Sì, quando ho visto che il test era positivo”. “E' stato il peggior giorno della mia vita, mi ricordo, non me lo dimenticherò mai, che preso la tenda della doccia e la mordevo, così nessuno mi avrebbe sentito urlare perché ero disperata”. Se tutto questo ti fosse capitato fra 6 mesi, quando il bando dell'aborto sarà legale, che cosa avresti fatto? So che non avrei mai potuto avere il figlio del mio violentatore, quindi avrei cercato un modo illegale, probabilmente pericoloso, per terminare questa gravidanza oppure, probabilmente, mi sarei uccisa”.

pubblicità

Se clicchi OK acconsenti all'uso da parte di Sky dei cookie tecnici, analitici, di profilazione di prima e terza parte, che sono usati per capire i contenuti che ti interessano e inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più sui cookie e decidere se acconsentire oppure no a tutti o ad alcuni cookie, leggi qui la nostra Cookie Policy. Per leggere l'Informativa Privacy clicca qui.