Soleimani, Usa mandano 2800 soldati in Medioriente

04 gen 2020

"Se vuoi la pace, preparati alla guerra", sulla falsariga del detto latino, il Pentagono ha deciso di inviare altri 2800 soldati in Medio Oriente all'indomani dell'uccisione a Bagdad del generale iraniano Qassem Soleimani per mezzo di un drone USA e nuove truppe saranno dispiegate a protezione delle sedi diplomatiche e degli interessi americani nell'area. Al tempo stesso però, la Difesa ha assicurato che per il momento non sono previsti altri raid aerei contro le milizie filo-iraniane. Non solo: dopo aver precedentemente criticato la scarsa solidarietà mostrata dall'Europa, Il segretario di stato Mike Pompeo ha voluto evidenziare in una carrellata di tweet l'impegno degli Stati Uniti per una de-escalation nella regione citando una serie di conversazioni con l'iter dell'area. Nel frattempo si cerca di capire quando e in che modo risponderà Teheran all'uccisione del suo generale, l'uomo più potente dell'Iran dopo la guida Suprema Ali Khamenei. E ci sono già le prime avvisaglie di una rappresaglia cibernetica: sarebbero almeno 150 i siti americani finora defacciati dai sostenitori del regime degli ayatollah con un volantino in memoria del generale ucciso. Hacker identificati col termine tecnico di APT: Advanced Persistent Group, capaci di infiltrare i sistemi e stare quieti fino al momento giusto per un attacco. Il Dipartimento per la sicurezza nazionale americano ha evidenziato il rischio di un'offensiva su larga scala che potrebbe interessare non solo il Governo federale. La Difesa ha anche fatto sapere che la coalizione anti Isis in Iraq, ridimensionerà la portata delle sue operazioni, per ragioni di sicurezza. Le prime conseguenze stanno riguardando anche il mondo dello sport. La nazionale di calcio USA ha annullato un periodo di allenamento in Qatar, previsto dal 5 al 25 gennaio.

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