Stato dell'Unione, Trump non stringe la mano a Pelosi

05 feb 2020

La guerra, si sa, non è fatta di parole, ma di azioni e a volte di semplici gesti. L'ultimo discorso sullo stato dell'unione di Donald Trumpè diventato terreno di una battaglia silenziosa ma durissima, iniziata con il Presidente che si rifiuta di dare la mano a colei che ha dato il via al processo per impeachment, la speaker della Camera Nancy Pelosi, che per tutta risposta, alla fine del suo intervento, strappa platealmente alle sue spalle la trascrizione del suo discorso. Un quadro a tinte drammatiche del veleno fra la Casa Bianca e i democratici, diventato sempre più letale con la messa in stato d'accusa del Presidente di cui oggi il Senato scriverà la conclusione con la sua assoluzione. Ma la crepa creata rimane ed è destinata a caratterizzare tutta la campagna elettorale. D'altronde ormai tutta Washington, il Paese è proiettato già sul voto di novembre e Trump lo sa bene, non a caso, nel suo discorso parla innanzitutto ai suoi sostenitori, elencando i risultati riportati dalla sua Amministrazione sul fronte economico, con i bassi numeri della disoccupazione, i record di Wall Street e gli accordi commerciali. Immancabili i riferimenti alla linea dura sull'immigrazione al muro al confine con il Messico che promette sarà presto completato. Trump ci tiene anche a rassicurare gli antiabortisti, così come chi possiede un'arma, precisando che con lui alla Casa Bianca i loro diritti non saranno mai messi in discussione. Sul fronte internazionale, infine, il Presidente rivendica il successo delle operazioni per uccidere a Baghdadi, il generale iraniano Soleimani, e accoglie poi in Congresso Juan Guaido, ribadendo che per gli stati Uniti lui resta l'unico Presidente del Venezuela. Un'occasione quella di puntare i riflettori su Guaido anche per ammonire dai rischi del socialismo, cosa che torna a fare, con ancora più forza, quando parla di sanità, dando già un assaggio di quella che potrebbe essere la linea d'attacco, se alla fine il suo avversario, in campo democratico, dovesse essere qualcuno, come Bernie Sanders e Elizabeth Warren, usciti rafforzati dalle difficoltose primarie in Iowa.

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