Strage di Nassiriya, 16 anni dopo il ricordo è ancora vivido

12 nov 2019

Se è vero che il tempo guarisce ogni cosa, è altrettanto vero che un certo tipo di ferita non si rimargina mai fino in fondo, continua a far male. Sedici anni fa, madri, padri, figli, fratelli, mogli hanno perso tutto. L'Italia ha perso tanto. La strage di Nassiriya è ancora davanti ai nostri occhi. 12 novembre 2003, ore 10:40, un camion imbottito di esplosivo si lancia a tutta velocità contro la base “Maestrale”, l'edificio a tre piani che ospita i Carabinieri della MSU, situato nel centro della cittadina irachena, a qualche decina di metri dalle rive dell'Eufrate. Quello che vedete alle mie spalle è quel che resta, davvero pochissimo, della base dei Carabinieri “Maestrale”, distrutta, completamente distrutta da un attentato kamikaze. L'esplosione sventra la palazzina, muoiono 28 persone, 9 iracheni e i 19 italiani. La missione Antica Babilonia era iniziata solo 4 mesi prima. E' rimasta la più grave tragedia per i nostri militari all'estero dalla Seconda Guerra mondiale, la “Ground Zero” degli italiani. “Giuseppe.” “Presente.” “Alfonso.” “Presente.” “Filippo.” “Presente.” “Alessandro.” “Presente.” “Stefano.” “Presente.” “Enzo” “Presente.” “Alfio.” “Presente.” “Daniele.” “Presente.” “Giovanni.” “Presente.”. Sotto le macerie restano 12 Carabinieri della MSU, 5 uomini dell'esercito e due civili, un regista che stava facendo un sopralluogo per un film sulle missioni di pace ed un operatore della cooperazione internazionale. Due sono le inchieste aperte subito dopo la strage di Nassiriya: una su esecutori e mandanti, che ha sì consentito di individuare tutti i responsabili, ma che è stata archiviata perché nessuno era più in vita; un'altra sulle presunte falle nelle misure di sicurezza della base “Maestrale” che ha coinvolto i comandanti italiani, poi penalmente assolti. Ma il 10 settembre scorso il generale Bruno Stano è stato ritenuto civilmente responsabile dalla Cassazione e condannato a risarcire i familiari delle vittime.

pubblicità