Striscia Gaza, frana la tregua: lancio missili e nuovi raid

15 nov 2019

Era stata definita fragile fin dall'inizio e i presupposti erano dei peggiori con il neo ministro della difesa israeliano Naftali Bennett che aveva dichiarato di voler rispondere colpo su colpo alle provocazioni palestinesi. Dall'altra, il portavoce della Jihad islamica, il cui leader Al-Ata è stato ucciso in un blitz dell'esercito israeliano, aveva ribadito di non considerare l'ipotesi di dialogo almeno finché la risposta palestinese non si fosse conclusa. Così nella notte due razzi da Gaza sono stati intercettati della Iron Dome, il sistema antiaereo israeliano, e lo Stato ebraico nella mattinata ha replicato con altri raid sulla striscia. In effetti la mediazione era stata conclusa con Hamas, forza egemone a Gaza, ma che ha un'influenza relativa sulla Jihad islamica, una formazione relativamente marginale negli schieramenti palestinesi, che infatti ha proseguito a violare la tregua in queste ultime 48 ore. Per questo il punto non è tanto il versante israeliano, molto compatto nonostante il difficile momento politico. Benché a Gerusalemme si stia cercando una difficile quadratura per la formazione di un nuovo esecutivo a guida Benny Gantz, il premier incaricato ha affermato, infatti, di essere stato informato dal Capo del Governo in carica, Benjamin Netanyahu, del raid contro Al-Ata e di averlo condiviso. Più frammentato è invece il fronte palestinese, dove l'egemonia di Hamas è messa in crisi sia sul fronte moderato, con il crescente malcontento per l'embargo e i raid di Tsahal, sia su quello radicale, dove formazioni come la Jihad e le schegge islamiste mettono in discussione la durezza della linea del Governo palestinese a Gaza. A rendere ancora più incandescente il clima le Brigate al-Quds, braccio militare della Jihad islamica. Hanno annunciato oggi di aver aggiunto un nuovo razzo loro arsenale, il Buraq-120, tutto palestinese assicurano per allontanare i sospetti sul sostegno militare e finanziario dell'Iran. Un sospetto che però resta e che delinea un altro fronte sullo scenario mediorientale, allontanando le speranze di una rapida risoluzione di questa crisi.

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