Gli ultimi due casi in due scuole, ad Ahbar e Ahvaz, e in un istituto elementare di Zanjan. Ancora studentesse intossicate col gas in Iran e le vittime sono ormai oltre mille. Tutto era iniziato tre mesi fa, nella città di Qom, da allora il caso delle studentesse è cresciuto, fino a costringere il presidente Raisi ad ordinare un'inchiesta, fino a spingere ad intervenire la guida suprema, l'ayatollah Khamenei. "Un crimine imperdonabile", lo definisce Khamenei, che aggiunge "se si dimostra che si tratta di avvelenamenti, gli autori devono essere severamente puniti. Per loro nessuna amnistia". Il presidente ultraconservatore Raisi ha tentato di scaricare la responsabilità su un presunto nemico esterno ma due sono le ipotesi principali: il tentativo di scoraggiare le ragazze dal frequentare la scuola oppure una vendetta per le proteste antigovernative di cui le donne sono state l'anima in questi mesi, contro la teocrazia e le limitazioni loro imposte. E a tal proposito, come se nulla fosse accaduto fino ad ora, il capo della magistratura di Teheran ha ribadito che le donne saranno punite se il rigido codice di abbigliamento islamico verrà violato. Intanto Rafael Grossi, capo dell'Agenzia atomica, ha tirato le somme della sua visita in Iran, legata al sospetto di arricchimento dell'uranio da parte della repubblica islamica. Ha ribadito di aver intrapreso un discorso costruttivo con la controparte. "In attesa di risposte concrete siamo all'inizio di una nuova fase", ha concluso.























