Sudan, il Paese dei golpe militari

25 ott 2021

Di colpo di Stato, in colpo di Stato. In Sudan, i Governi si cambiano così. L'11 aprile del 2019, l'ultimo rovesciamento accompagnato da una mobilitazione popolare, prima di quello di queste ore. A venire destituito fu l'allora Presidente Omar al Bashir, che era al potere da 30 anni. Un potere raggiunto sempre grazie ad un colpo di Stato militare. Ed ora i pretesti per l'intervento cruento delle Forze Armate, sono gli stessi di allora: crisi economica e povertà diffusa. Soprattutto, c'è la volontà di un pezzo dell'esercito di far arrivare al potere l'uomo forte di turno. Eppure per il breve periodo trascorso tra questo golpe e quello precedente, il Sudan ha tentato la via della transizione democratica attraverso il premier Abdalla Hamdok, ora agli arresti. Stessa sorte toccata a diversi esponenti politici e civili, compresi i Ministri che facevano parte del Consiglio Sovrano, l'organo misto composto cioè, da civili e militari e guidato dal Generale Abdel Fattah al-Burhan, che da qui a poche settimane, in base alla Costituzione, avrebbe dovuto lasciare il proprio posto ad un altro rappresentante civile. I militari con un blitz, hanno dunque occupato Radio e TV ed hanno oscurato internet, mentre al-Burhan ha parlato al Paese, annunciando che resteranno al potere almeno fino al 2023 quando, conferma, ci saranno le elezioni già previste. Una data che potrebbe però non avere alcun senso, se non il tentativo di domare una piazza che è esplosa per protesta, ma contro la quale i soldati non hanno esitato a sparare.

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