Sarà un vertice delle Americhe senza molte Americhe e rischia di trasformarsi in un boomerang per le ambizioni di leadership continentale del padrone di casa. Si apre a Los Angeles la nona edizione del summit delle Americhe, riunione triennale dei paesi del nuovo continente, per discutere di prosperità economica, immigrazione, crisi climatica e pandemia. Ma mancheranno non pochi pezzi. Non si invitano i dittatori, aveva eletto il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, lasciando a casa Cuba, Nicaragua e Venezuela, accusate di violare i diritti umani. Per tutta risposta, sono fioccate le defezioni con la motivazione che un confronto parziale solo tra stretti alleati non avrebbe molto senso. Quindi, ad esempio, non ci saranno Messico, El Salvador, Honduras e Guatemala, cioè, tutti quelli che dovrebbero esserci per parlare di una delle piaghe del continente e spina nel fianco della Casa Bianca, cioè l'immigrazione. L'amministrazione minimizza e sottolinea che parteciperanno capi di stato e di governo, ci sarà il primo incontro tra Biden e il brasiliano Bolsonaro, ad esempio. Ogni paese manderà comunque i suoi rappresentanti e gli Stati Uniti annunceranno centinaia di milioni di dollari in aiuti più disparati. Ma la sensazione di aver convocato una festa alla quale pochi vogliono partecipare, resta. E si aggiunge alle altre crisi internazionali: dall'Afghanistan alla Russia, passando per la perenne minaccia cinese, fronteggiate dal presidente americano al quale proiettare la propria influenza internazionale sembra più facile oltreoceano che nel giardino di casa.























