Il lavoro dei soccorritori continuerà solamente in due delle province colpite, Kahramanmaras e Hatay, nelle altre, da ora in poi, si procederà con la rimozione delle macerie e la messa in sicurezza degli edifici. 13 giorni dopo la scossa di magnitudo 7,8 che ha colpito l'area al confine tra Turchia e Siria, la ricerca dei sopravvissuti si interrompe. L'ultimo bilancio fornito dalle autorità turche di oltre 40mila morti, a questi si aggiungono gli oltre 6500 stimati in Siria, dove le operazioni sono complicate dalla situazione del Paese messo in ginocchio dalla guerra civile. Proprio qui è arrivato un convoglio umanitario di Medici Senza Frontiere formato da 14 camion con 1269 tende destinate alle famiglie rimaste senza casa e altrettanti kit invernali per isolarle dal freddo. Altri convogli di MSF, con forniture mediche e non, sono previsti nei prossimi giorni, ma è la stessa organizzazione ad avvertire che occorre un aumento urgente degli aiuti. Un appello accolto dal Segretario di Stato americano Anthony Blynken; arrivato in Turchia per una visita nelle zone al confine con la Siria per vedere di persona gli sforzi degli Stati Uniti nell'assistere le autorità turche e ha promesso altri 100 milioni di dollari in aiuti. Sabato sera è invece rientrata in Italia la seconda squadra di soccorso italiana inviata ad Hatay, dove ha lavorato senza sosta per la ricerca e il recupero delle vittime. Mentre gli escavatori continuano il loro lavoro, in Turchia la terra non smette di tremare. Le scosse più forti la notte tra sabato e domenica di magnitudo 4,5 e 4,3 a Kahramanmaras e Gaziantep.























