Tokyo, le nuove frontiere dell'intelligenza artificiale

12 lug 2019

In Giappone ortaggi e frutta non si vendono a chilo, bensì a pezzo o al massimo a coppia, come queste gustosissime, ma carissime – pensate, quasi 2 euro l'una - pesche. Massima cura e importanza vengono dunque date alla forma, all'aspetto e al confezionamento, da sempre uno dei lavori più delicati, difficili e costosi per le aziende agricole. Un lavoro che oggi è possibile affidare al computer, come ha fatto Makoto San, titolare di questa azienda di Shizuoka, alle pendici del Monte Fuji. Il software che sta utilizzando segue i suoi cetrioli durante la crescita, il raccolto e l'inscatolamento, con maggiore velocità e precisione di quando a farlo erano i suoi dipendenti. Non solo, il software è in qualche modo intelligente: oltre ai classici aggiornamenti online, apprende infatti dalla sua esperienza, dai suoi errori. Ai progressi del machine learning o apprendimento automatico dei computer e di tutti gli altri dispositivi entrati ormai nell'uso quotidiano, come tablet e cellulari, Google ha dedicato nei giorni scorsi a Tokyo un evento per addetti ai lavori. Un vero e proprio esercito di giovani e motivati pionieri di una delle scienze più affascinanti, l'intelligenza artificiale. Che il pianeta stia male lo sappiamo tutti, che ci siano delle soluzioni e che queste soluzioni possono essere messe in pratica dagli attuali governanti spesso non è così scontato. Ed ecco che allora interviene l'intelligenza artificiale. Di AI, l'acronimo internazionale che indica l'intelligenza artificiale, si discute da molto tempo. Il computer oggi non sono solo capaci di giocare a scacchi o a go, sempre più popolare versione orientale, o di intrattenervi con programmi interattivi sempre più sofisticati e coinvolgenti. Sono anche in grado di studiare, prevenire e valutare, e talvolta persino risolvere, piccole e grandi emergenze: disagio sociale, disabilità fisiche e mentali. Pensiamo alle crescenti disabilità che affliggono l'umanità. Per esempio, se tutte le persone con difficoltà d'udito vivessero nello stesso paese, bene, questo paese sarebbe il terzo più popoloso del mondo. 450 milioni, che potrebbero diventare 900, il doppio, entro i prossimi 30 anni. Bene, per queste persone adesso c'è un'app. Vediamola. Ed eccola qui l'applicazione. È già settato per l'italiano, ma è disponibile, pensate, in 70 lingue, e, vedete, ripete, scrive immediatamente tutto quello che si scrive, senza fare nemmeno errori di spelling. Non mancano le applicazioni per l'impegno sociale, la difesa dell'ambiente, ad esempio. Tra le presentazioni più interessanti quella di Topher White, giovane fondatore della Onlus Rainforest Connect, impegnata in un grande progetto a difesa delle foreste pluviali. Questi i lati positivi delle nuove frontiere, ma c'è anche il lato negativo. L'intelligenza artificiale non pone anche dei rischi? Così come possiamo controllare i contrabbandieri e i deforestatori di frodo a distanza, non rischiamo di essere un tantino più spiati anche noi? Jeff Dean, responsabile del team Google AI. “Certo, il pericolo c'è; come tutte le tecnologie, l'intelligenza artificiale di per sé non è né buona né cattiva, dipende dall'uso che se ne fa, e io preferisco pensare a tutte le cose positive che potremo fare, non a quelle negative”.

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