Tripoli, almeno 100 i morti nei bombardamenti

04 lug 2019

Il massacro di un centinaio di migranti, chiusi in un centro di detenzione a Tagiura, sobborgo di Tripoli, non solo si sarebbe potuto evitare, come denunciato in queste ore da più parti, ma rischia di non rimanere un caso isolato. Stando, infatti, alle stime dell'ONU, sono oltre 3400 i migranti in massima parte provenienti dall'Africa subsahariana, Sudan, Eritrea e Somalia in testa, che si trovano nelle immediate vicinanze della linea del fuoco, in giorni in cui le truppe del Generale Khalifa Haftar sono passate al massiccio uso di cacciabombardieri F16 sulla periferia della capitale. Con l'inizio dell'avanzata dell'aprile scorso il centro di Tagiura era già finito nel mirino delle forze dell'uomo forte della Cirenaica, perché situato vicino a basi militari che rispondono a Fayez al-Sarraj, che guida il Governo riconosciuto, almeno formalmente, a livello internazionale. Sia l'Onu che la Ue hanno chiesto che venga condotta un'indagine immediata per individuare i responsabili della carneficina, ma appare già evidente che il bagno di sangue continuerà. L'alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha esplicitamente detto che l'attacco potrebbe essere considerato un crimine di guerra. Haftar ha respinto le accuse di essere responsabile dell'accaduto e ha parlato di macchinazioni. L'emergenza umanitaria, provocata dall'imperversare della guerra, riguarda anche la popolazione civile libica. Le organizzazioni umanitarie ritengono che vi siano oltre 100.000 uomini, donne e bambini, intrappolati vicino alla zona degli sconti e oltre 400.000 che vivono in aree limitrofe. L'escalation di violenza degli ultimi mesi ha già causato oltre 460 vittime, 29 dei quali civili e oltre 2.400 feriti, la gran parte civili. Gli scontri hanno costretto oltre 75.000 persone, la metà dei quali sono donne e bambini, a lasciare le proprie case.

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