Tripoli, avvertimento all'Italia: attentato all'ambasciata

22 gen 2017

Quella italiana è la prima ambasciata occidentale riaperta in Libia dopo la chiusura decisa quando l’acuirsi degli scontri tra milizie rivali a Tripoli ne aveva suggerito l’abbandono, perché l’incolumità dei suoi dipendenti non poteva più essere garantita. Ma l’escalation di violenza seguita alla deposizione di Gheddafi nel 2011 non si è certo conclusa dopo l’annuncio, da parte delle forze leali al Governo appoggiato dall’Onu e di unità nazionale, della fine degli scontri durati sette mesi a Sirte contro l’Isis. L’attentato, avvenuto davanti alla nostra sede, ne è soltanto una ulteriore conferma. Due kamikaze hanno tentato di farsi esplodere a poche centinaia di metri dall’edificio nella zona di Al Dahra, dove si trova anche la sede egiziana. Sarebbe stata una strage se il personale della sicurezza non si fosse insospettito per quell’auto, risultata, poi, carica di esplosivo, parcheggiata così vicino all’ambasciata. In fuga i due attentatori hanno, poi, attivato l’esplosivo di fronte al Ministero della Pianificazione, a qualche centinaio di metri di distanza. La sicurezza è stata subito potenziata in tutta la zona. L’attentato, ancora senza rivendicazione, viene considerato un chiaro segnale di avvertimento nei confronti del Governo italiano che, all’inizio dell’anno, aveva voluto riaprire la sede per marcare il carattere strategico delle relazioni italo-libiche, scatenando, però, le proteste di Tobruk, il Governo de facto dell’Est del Paese, ostile a Tripoli, che aveva parlato di nuova occupazione da parte dell’Italia.

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