Trump: asilo in Usa se domanda rifiutata da paese transito

15 lug 2019

Il 2020 non è poi così lontano, con la battaglia per la rielezione che si avvicina Donald Trump inasprisce i toni conflitti, come testimoniano gli eventi delle ultime ore con i suoi tweet contro alcune deputate di colore democratiche, particolarmente attive nella condanna delle sue politiche migratorie, fra cui la giovane Alexandria Ocasio-Cortez, invita dal Presidente a tornarsene a casa loro. Dichiarazioni poi ribadite anche a voce. “Se non siete contenti negli Stati Uniti, se vi lamentate sempre semplicemente potete andarvene, potete andare via seduta stante, tornate se volete oppure non tornate, va bene uguale, ma se non siete contenti potete andarvene”. Il Presidente non le nomina direttamente, ma i riferimenti sono chiari e hanno suscitato polemiche e critiche anche perché, tranne in un caso, si tratta di donne nate e cresciute negli Stati Uniti. La speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha dunque annunciato una risoluzione dell'Aula contro quelli che ha definito tweet xenofobi e persino la premier britannica uscente, Theresa May ha bollato le parole del Presidente come inaccettabili, ma Trump sa bene che se c'è una questione su cui si gioca la fiducia e il consenso della sua base, questa è proprio l'immigrazione, non a caso è stato anche annunciato un nuovo provvedimento che renderà più complicata la richiesta di asilo. A partire dalle prossime ore, infatti, gli Stati Uniti non garantiranno protezione a chi prima non ha provato a chiederla in uno degli altri Stati da cui è passato. Solo se questo Paese terzo non gliela avrà concessa allora i rifugiati potranno procedere con la domanda anche negli Usa. Un modo per scoraggiare ed arginare i migranti economici che si uniscono ai gruppi in fuga dalle atrocità dell'Honduras, del Salvador e con il passare dei mesi, ormai, anche del Venezuela. Ma è un provvedimento che non tiene in considerazione quanti scappano anche per ricongiungersi alle famiglie già negli Usa, senza contare che il tutto rischia di ricadere principalmente sulle spalle del Messico, dato che il Guatemala si è già tagliato fuori rifiutando di essere identificato con un Paese terzo, sicuro.

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