Un gioco a somma zero, in cui vince il più forte e domina la logica dell'interesse. La politica estera, secondo Trump, è evidente nel discorso pronunciato alla Conferenza dei conservatori. A Kiev, dice, chiediamo i minerali strategici, il petrolio e qualsiasi altra cosa. Trump ripete ancora una volta cifre inesatte. Ma la questione ormai è tutta qui. Washington insiste nel proporre a Zelensky un accordo che Kiev considera alla stregua di una rapina. La bozza finisce sul New York Times. L'Ucraina dovrebbe cedere agli Stati Uniti metà dei ricavi derivanti dalle proprie risorse naturali, ma senza avere in cambio nessun impegno specifico a garantire la sicurezza del Paese. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent, si affretta a spiegare che Washington intende istituire un fondo per la ricostruzione dell'Ucraina e che il supporto finanziario americano sarebbe a lungo termine. Nonostante l'ottimismo di Trump, che dà l'affare per fatto, l'intesa sembra tutt'altro che scontata. La Casa Bianca è in pressing, ma Musk smentisce l'ipotesi di spegnere la copertura satellitare di Starlink per costringere l'Ucraina a firmare. Ipotesi circolata su alcune testate. Parallelamente ai colloqui con Kiev, vanno avanti quelli con gli alleati. Trump riceve il presidente polacco e parla con il premier canadese. Il Segretario di Stato Rubio, cerca di ricucire e rinnova l'impegno della Casa Bianca per il raggiungimento della pace. I suoi sforzi, però, si scontrano con l'indiscrezione trapelata sul Wall Street Journal. Washington avrebbe chiesto il ritiro della bozza di risoluzione presentata in sede ONU per il terzo anniversario dell'inizio della guerra. Contiene una condanna dell'invasione russa, mentre gli Stati Uniti vorrebbero ci si limitasse a un generico invito al cessate il fuoco. .