Trump e i media, esce in Italia il libro di Jim Acosta

06 lug 2019

Prima di oggi non abbiano mai avuto un Presidente che chiamasse i giornalisti nemici del popolo. Penso che Trump abbia superato il limite. Jim Acosta da da sei anni è il capo dei corrispondenti della Casa Bianca della CNN. Jim Acosta è probabilmente giornalista che più di altri in questi ultimi tre anni è entrato in conflitto aperto con Donald Trump, che ha anche provato a farlo cacciare dalla sala stampa presidenziale. Alla fine Acosta ha vinto la battaglia legale ed è tornato a seguire il Presidente. Da questo confronto costante con l'uomo più potente del mondo è nato anche un libro, "Il nemico del popolo" uscito il 4 luglio in Italia per HarperCollins, in cui Acosta analizza la durezza di Trump verso i media. Un atteggiamento che, spiega, si ritrova anche nei movimenti populisti in Europa. Una delle ragioni per cui vediamo questa ostilità verso la stampa, è che questi movimenti sono molto sensibili alle critiche, al giudizio dei media, quindi se la prendono con i giornalisti non solo qui, anche in Europa e nel resto del mondo. Senza contare che serviamo per smascherare le loro bugie. Ad esempio il Washington Post ha evidenziato che Trump negli ultimi due anni ha dato informazioni false e non corrette in almeno diecimila occasioni. Dove sarebbe il nostro senso della verità o della realtà se non fossimo stati attenti a fact checking con lui. Se avessimo lasciato correre sulle menzogne. E' anche vero però che la parola media, che viene dal latino, vuol dire strumento. Noi dovremmo essere uno strumento per far arrivare i fatti alle persone, non dovremmo essere noi stessi la notizia. Cosa risponde a questo? Sono stato spesso accusato di andare al di là del mio ruolo di reporter, ma vi ricordo che, ad esempio, se guiardiamo la campagna elettorale 2016, è stato Trump a definire la stampa disgustosa e disonesta. Poi, da quando è diventato Presidente ha iniziato chiamarci fake news, nemici del popolo. È lui che ci ha messo in questa posizione e ci ha reso parte della notizia, perché funziona con la sua base. Credo che noi della stampa abbiamo una decisione da prendere, che risponde a questa domanda: cosa dobbiamo fare? Mettiamo la testa nella sabbia e ci lasciamo bullizzare ogni giorno senza dire niente, o alziamo la testa per noi stessi e per la verità? Lla gente che ci vede in TV tende spesso a dimenticarsi che oltre ad essere giornalisti siamo anche essere umani, lei è entrato in conflitto con il Presidente degli Stati Uniti, non deve essere stato semplice. Può spiegarci come ha vissuto tutto questo dal punto di vista personale? Come ho scritto nel libro, è stato molto stressante a volte. Ho ricevuto minacce di morte anche sui social. Come si ricorderà, in un'occasione è stato mandato un pacco bomba alla CNN. Guarda ce l'abbiamo proprio qui. Vedi succede anche adesso, durante questa intervista. La persona che ha mandato il pacco bomba alla CNN mi aveva minacciato su Twitter, ho capito che era lui solo dopo che lo hanno arrestato. In un'altra occasione, quando ho vinto la battaglia legale e mi hanno ridato l'accredito stampa, qualcuno ha scritto: uccidete Jim Acosta. A quel punto mi hann assegnato una scorta per alcuni giorni e mi sono ritrovato, ad esempio, a giocare a football nel giardino con mio figlio, con una guardia del corpo armata a pochi metri da noi. Non credo sia questo il tipo di paese in cui vogliamo far crescere i nostri figli. Mi chiedo anche: dove si va? Una volta che hai già queste minacce così violente contro la stampa, cosa succede dopo? Quanto può peggiorare? Che escalation dobbiamo aspettarci? Queste sono le domande difficili a cui provo a dare risposta nel libro. Perché credo che le persone a casa non vogliono in realtà questo clima politico per i propri figli, per i propri nipoti. Non vogliono che le cose peggiorino, ma che migliorino. Spero che la gente rifletta su tutto questo.

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