Trump in Gran Bretagna, è scontro di petizioni

31 gen 2017

Uno a uno, palla al centro. In Gran Bretagna è scontro di petizioni. Dopo quella che chiedeva di declassare la visita del quarantacinquesimo Presidente americano, sottoscritta da più di un milione e mezzo di persone, arriva quella a favore della missione che scavalca le centomila firme nell’arco di neanche 24 ore. Con le cartine geografiche a raccontare un sud che, in entrambi i casi, si schiera maggiormente e le grandi città in prima fila contro l’arrivo dell’inquilino della Casa Bianca, visto con favore nelle zone più rurali che si erano espresse contro Bruxelles. I dossier sono, sì, distinti, ma non troppo distanti. Chi è contrario accusa Theresa May di svendere i valori della Gran Bretagna, tolleranza, apertura, democrazia, ovvero quelli alla base della famosa relazione speciale con Washington, in cambio di un trattato commerciale particolarmente necessario quando il mercato unico sarà solo un ricordo. Anche chi non si schiera per tradizione ha alzato un sopracciglio. A raccontarlo i soliti bene informati. Mentre Westminster discuteva e Downing Street confermava l’arrivo di Trump, a Buckingham Palace non tutti erano soddisfatti. May ha messo la regina in difficoltà. “L’invito era prematuro”, scrive in una lettera al Times Lord Ricketts, capo del Foreign Office dal 2006 al 2010. E sottolinea: “È inusuale organizzare una visita di Stato nel primo anno di amministrazione. Bisogna prima capire che Presidente si ha di fronte”. Il recente passato conferma: niente tappeto rosso per Ronald Reagan, Bush padre o Bill Clinton. Venne srotolato per Bush dopo 32 mesi e per Obama dopo 28. Trump, invece, brucerà tutti i record, anche se si sussurra di un rinvio da giugno a ottobre, quando le acque, forse, si saranno calmate. La satira non si fa scappare l’occasione. Questo è sempre il posato Times, con Elisabetta II ad esclamare: “Fanno venire voglia di alzare muri” e Filippo intento a firmare anche lui l’appello contro la visita. Dibattito in corso, come è in corso quello sull’uscita dall’Unione Europea. A Westminster è iniziata la discussione sulla proposta di legge per l’attivazione dell’articolo 50. Non mancano le sfumature politiche, ma probabilmente non mancheranno neanche i voti, con il partito laburista che dovrà far fronte ad una fronda interna, visto che Jeremy Corbyn ha chiesto di votare per il sì, e l’opposizione dura e pura dei deputati del partito nazionale scozzese.

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