Rached Ghannouchi, il maggior oppositore in Tunisia è stato arrestato. È il leader del partito islamista Ennahdha, protagonista dopo la rivoluzione del 2011 e in coalizione con movimenti e gruppi laici, di una stagione politica di transizione e di tentativi di democrazia. Il clima da settimane anticipava la mossa delle autorità, decine di critici del regime del presidente Kais Saied sono stati incarcerati. Si tratta di politici, di uomini d'affari, di personalità dei media, di chiunque abbia recentemente accusato il leader 65enne di aver dirottato l'unico esperimento democratico emerso dalla stagione delle rivolte arabe, del 2011. Terroristi, così il Capo di Stato ha descritto i suoi oppositori. Quando la Tunisia aveva ancora un Parlamento funzionante, Ghannouchi ne era a capo e il suo partito era la maggiore forza politica dell'Assemblea. Poi, Saied, l'ex professore di diritto costituzionale, eletto presidente nel 2019 promettendo il cambiamento e la lotta contro élite corrotte lo ha sciolto due anni fa. Ha poi riscritto la Costituzione in senso ultra presidenziale, e gli spazi di libertà nel Paese sono stati progressivamente ristretti. Secondo la stampa locale, a innescare l'arresto di Ghannouchi sarebbe stata una sua dichiarazione: senza Islam politico, corrente da cui ha origine il suo partito, senza Ennahdha, senza sinistra e qualsiasi altra componente, è ricetta per la guerra civile. Il timore del suo partito che sotto la sua guida, nel 2022, annunciò di scindere l'attività politica da quella religiosa, primo fra i gruppi islamisti del mondo arabo musulmano, è che il movimento, tutto, possa essere prossimo obiettivo delle autorità.























