Doveva essere una guerra lampo, si è trasformata in una guerra di logoramento. In mezzo 4 mesi durante i quali in Ucraina si muore, si scappa o si combatte. Il 24 febbraio scorso, all'alba, Vladimir Putin ha invaso il Paese. Bombardamenti, esplosioni, morti e sfollati. I russi l'hanno fatto davvero, dicono increduli da Kiev. Hanno iniziato dalla capitale e dalle regioni a Est e Ovest dell'Ucraina, attacchi diffusi: è il via alla guerra. Nel giro di 24 ore le vite di prima non esistono più. Niente è come prima e niente più lo sarà. L'avanzata militare e la resistenza militare hanno come simbolo Mariupol, città martire distrutta. Il bombardamento dell'ospedale pediatrico è il segnale che non ci saranno limiti. Resiste l'acciaieria di Azovstal dove in tanti si nascondono. I bombardamenti sono continui, dentro è un inferno, dice Zelensky, ci sono anziani, donne e bambini oltre al Battaglione Azov che prova una resistenza estrema. Si tenta di far uscire i civili, Nazioni Unite e Croce Rossa tentano un corridoio umanitario. In tanti, finalmente, sono fuori. Cade Mariupol, cade l'acciaieria, i bombardamenti si spostano, la Russia vuole il Donbass. Severodonetsk diventa la nuova resistenza, tiene duro ma il numero delle vittime è impressionante. Nel frattempo la diplomazia è in un lungo vicolo cieco. Le fosse comuni, i corpi torturati di Bucha non permettono i negoziati. Le posizioni, poi, sono lontane e rigide. La Russia, per un cessate il fuoco, vuole soddisfazione completa: neutralità e niente NATO, l'Occidente fuori dall'Ucraina e poi la questione del Donbass, di Mariupol, della Crimea e dell'accesso al mare di Azov, naturalmente. Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, la fa semplice e accusa, di fatto, Stati Uniti e Paesi della NATO di essere l'unico ostacolo alla pace. Zelensky non cede. Continua a chiedere armi all'Occidente e l'ammissione all'Unione Europea, percorso complesso ma iniziato. E al mondo dice: non dimenticateci. La guerra stravolge vite e abitudini, in tanti scappano con quel poco che riescono a portare via, lontano. Non sanno se torneranno, non sanno se troveranno qualcuna ad attenderli, non sanno se sopravviveranno. Secondo i dati di UNHCR sono 8 milioni i rifugiati arrivati e altri 8 milioni di sfollati all'interno del Paese. E la guerra è ancora in corso.























