A Medyka, Chorzow, a Kroscienko e ai valichi di frontiera tra Polonia e Ucraina è lunga la fila di persone che attendono di entrare con auto e furgoni. Qualcuno torna a casa, altri, una volta passata la frontiera, lasciano i veicoli a chi sta combattendo, a chi è rimasto nel Paese. In coda incontriamo Alina, Ucraina che vive in Spagna. Da due mesi va avanti e indietro per portare beni di prima necessità ai suoi parenti in guerra e a chi ne ha bisogno. Ha comprato quest'auto in Germania, l'ha riempita di materiale sanitario e di prima emergenza e ora la lascerà in Ucraina. Come lei sono decine e decine le persone che arrivano in Ucraina con le auto cariche di beni e medicine e tornano in treno o bus. Intanto continuano ad arrivare persone in fuga dal Paese in guerra, meno rispetto all'inizio, e sono in tanti a tornare indietro, a tornare a casa. Si torna anche per portare via i parenti che sono rimasti lì. Alessia vive in Basilicata da tanti anni, è tornata nella sua Leopoli per prendere la nipote e sua figlia di 6 anni. Ad ogni suono di sirena alla bambina sanguinava il naso per lo stress, ci racconta. Lei stessa non immaginava di vivere ciò che ha vissuto nei due giorni in cui è stata a casa, quando hanno bombardato a 700 metri da lei. "Dietro c'è la nostra casa, più avanti, a 700 metri, è caduto questo ma io stavo fuori in giardino e per questo la, diciamo, forza di quando è scoppiato, ho saltato proprio così, io non ho capito proprio che succede, non ho capito proprio. Tremavo perché una cosa mai, mai stata". Restano centinaia di volontari alle frontiere. Arrivano da tutto il mondo, qualcuno è qui da due mesi, altri sono venuti a dare il cambio. E sono sempre di più le associazioni e le ONG che si sono organizzate anche oltre confine, a Leopoli, diventata il centro di smistamento di aiuti e beni per tutto il Paese.























