Ucrainagate, Sondland cambia versione e collega aiuti a Kiev

06 nov 2019

La farsa dell'impeachment. Così è stata definita dalla Casa Bianca, anche nelle ultime ore, dopo le ultime notizie che sembrano complicare ulteriormente la posizione di Donald Trump, e l'ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Unione europea Gordon Sondland, uno dei personaggi chiave dell'Ucraina gate, ha corretto improvvisamente la sua deposizione di ottobre, aggiungendo un dettaglio tutt'altro che di secondo piano. Finora la difesa del Presidente americano è sempre stata basata su due assunti: non ci sono state pressioni sul Presidente ucraino Zelensky e non c'è stato nessuno scambio di favori. Una tesi avallata inizialmente dallo stesso Sondland, che fu uno dei più importanti finanziatori di Trump durante la campagna del 2016. Un uomo sempre considerato leale, che però, di fronte alle rivelazioni che continuavano ad uscire dall'inchiesta portata avanti al Congresso, ha deciso di rivedere la sua posizione e di ammettere che in effetti, in un colloquio di inizio settembre con un alto funzionario del Governo ucraino aveva condizionato gli aiuti finanziari e militari a Kiev ad una dichiarazione pubblica in cui il Presidente Zelensky parlasse contro la corruzione, annunciando l'avvio di un'indagine sul figlio di Joe Biden e il suo ruolo nella società Burisma. Eccolo, dunque, il qui pro quo sempre negato dalla Casa Bianca, che di fatto ha comunque sbloccato poi gli aiuti senza nessuna dichiarazione di questo tipo in cambio. Ma dopo la testimonianza di Sondland rimane agli atti la richiesta che rende più difficile per i repubblicani moderati continuare a difendere ad oltranza il Presidente, soprattutto considerando altri aspetti che stanno emergendo, come il ruolo sempre più centrale dell'avvocato di Trump, l'ex Sindaco di New York Rudy Giuliani, che, anche secondo l'inviato USA in Ucraina, Kurt Volker, avrebbe fatto pressioni su Kiev per l'apertura di un'inchiesta contro il figlio di Biden. Intanto, è stato chiamato a deporre dalla Camera dei rappresentanti anche il Capo di gabinetto della Casa Bianca, Mick Mulvaney, che però probabilmente non si presenterà a testimoniare, così come stanno facendo molti alti funzionari dell'amministrazione, che hanno rispettato la richiesta di Trump di non dare credito a questa inchiesta che lui considera illegittima.

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