L'Unione europea prova a dotarsi di una nuova arma per contrastare le notizie false che inquinano il dibattito e manipolano l'opinione pubblica o meglio, prova ad aggiornare un'arma che esiste dal 2018 e si chiama: Codice di Condotta sulla Disinformazione. Le novità riguardano soprattutto il sostegno dei cosiddetti big-tech i colossi di Internet che dovranno contribuire ancora di più a contrastare le fake news che passano attraverso i loro canali. Tra le 33 aziende che hanno già sottoscritto l'accordo anche Google, Meta che comprende Facebook, Instagram e WhatsApp, Microsoft e Tik Tok. Le piattaforme molto grandi che violano ripetutamente il Codice e non attuano correttamente le misure di mitigazione del rischio, possono andare incontro a multe fino al 6% del loro fatturato, a dirlo è stato il commissario europeo Thierry Breton nel presentare il Codice, la multa rappresenta un cambio di passo rispetto alla strategia attuata fino ad ora da Bruxelles, quella della moral suasion. Tra gli impegni previsti, tra l'altro, interventi per fermare comportamenti manipolativi come account falsi, bot o la diffusione di disinformazione e poi maggior far checking è la creazione di un centro, una task force per la supervisione e implementazione del Codice. La disinformazione, ha detto Breton, è una forma di invasione del nostro spazio digitale con un impatto tangibile sulla nostra vita quotidiana, nel testo si chiede anche un maggior impegno per quanto riguarda la questione dei finanziamenti, la diffusione della disinformazione non dovrebbe portare un solo euro a nessuno, ha spiegato Breton, le fake news su Covid e vaccini ad esempio, secondo un rapporto del Center for Countering Digital Hate hanno avuto un giro di affari di almeno 1,1 miliardi di dollari all'anno, attraverso video sponsorizzati e pubblicità. Dal 24 febbraio, cioè dall'inizio delle invasione russa in Ucraina, il business si è spostato sulla guerra, a proposito dietro alle notizie false spesso ci sono anche i governi, come la fabbrica dei troll legata al Cremlino con sede a San Pietroburgo che ha contribuito a inquinare il dibattito sulla Brexit e nella campagna elettorale che ha portato alle elezioni di Donald Trump nel 2016. Un'opera che continua anche adesso con il conflitto in corso e passa anche da Telegram, un nome che però non compare tra i firmatari del nuovo Codice.























