UE verso direttiva su diritto a disconnessione

10 ott 2020

La questione è esplosa in tutta la sua urgenza durante il confinamento, quando nell'unione europea un terzo dei dipendenti ha cominciato a lavorare da casa contro il 5% che lo faceva già prima. Il rischio è di rimanere sempre connessi, sempre raggiungibili, di fatto sempre al lavoro. Le regole variano infatti da Paese a Paese e sul diritto alla disconnessione ci sono ancora troppe lacune. Ora l'Europarlamento vuole sancirlo per tutti i lavoratori pubblici e privati con una direttiva che dovrebbe fornire regole certe sul lavoro da remoto. Non ci può essere un surplace di ore, cioè praticamente straordinari non pagati. Non ci può essere il fatto che il lavoratore non debba fare delle pause, ad esempio, i lavoratori rischiano anche di perdere i buoni pasto o comunque benefici di welfare legate alla loro presenza fisica e questo è molto importante, ancora molti magari fanno fatica stando sempre collegati a conciliare la vita privata e la vita lavorativa e poi si apre una gigantesca questione femminile. Già, perché se per molte donne il lavoro da casa è una comodità, a complicare le cose si aggiunge spesso l'assistenza figli o altri familiari. La direttiva che dovrebbe comunque riconoscere il ruolo dell'autonomia e delle parti sociali nell Euoparlamento gode di un ampio sostegno, nonostante alcune riserve del gruppo della Lega. Noi siamo d'accordo sul diritto di sconnettere però abbiamo alcune perplessità su alcune tematiche, la prima che vogliono decidere con una direttiva cosa devono fare gli Stati membri e poi non vogliono verificare i temi della privacy e la condizione delle donne in particolare. La risoluzione dovrebbe essere approvata dall'Europarlamento entro la fine di quest'anno, poi la palla passerebbe alla Commissione. Insomma, per arrivare alla direttiva ci vorrà comunque almeno un anno.

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