Usa, 'El chapo' condannato all'ergastolo

18 lug 2019

“Il male, oltre ogni limite” cosi il giudice ha definito i crimini di Joaquin El Chapo Guzman, annunciando ieri la sentenza con cui il re dei narcotrafficanti è stato condannato all'ergastolo, più ulteriori 30 anni di prigione e un risarcimento danni da 12 miliardi e mezzo di dollari. Si chiude così, nella Corte federale di Brooklyn, uno dei processi più mediatici degli ultimi anni negli Stati Uniti, che segna la fine della parabola del Chapo, l'uomo che ha inondato di cocaina gli Stati Uniti e non solo, il capo, potentissimo del feroce Cartello messicano di Sinaloa, un metro e 60 centimetri di crudeltà e vanità che hanno reso il suo personaggio quasi leggendario, ispirazione di libri, film e serie TV. Un criminale spietato, hanno decretato i giurati che lo hanno ritenuto colpevole per tutti e dieci i capi di imputazione, dal traffico di droga al riciclaggio, fino a svariati efferati omicidi. Lui ha ascoltato il verdetto provato, accompagnato, come in tutte le fasi del processo, dalla sua ultima moglie, una reginetta di bellezza di 30 anni più giovane, e si è rivolto al giudice, denunciando il trattamento inumano e degradante a cui sarebbe stato soggetto durante la sua detenzione a New York e i condizionamenti dei giurati da parte dei media che non gli avrebbero garantito un giusto processo. Non a caso la difesa è pronta a ricorrere in appello, ma il destino del Chapo sembra ormai inevitabilmente segnato e porta nel carcere di massima sicurezza di Florence, in Colorado, una prigione definita da chi ci è passato non costruita per gli esseri umani, dove si vive in spazi piccolissimi, in isolamento costante. Anche i pasti sono serviti all'interno della cella, dove un televisore trasmette le funzioni religiose ed eventuali attività ricreative. L'alternativa è guardare fuori da quella che, più che una finestra, è una feritoia della cella da cui non si vedono né alberi né montagne, ma solo pochi centimetri di cielo. Impossibile fuggire da qui, anche per chi è stato capace di costruire il suo mito anche attorno a due spettacolari evasioni da prigioni di massima sicurezza in Messico, almeno stando a quanto assicurano le autorità americane che hanno ribattezzato questo carcere, non a caso, l'Alcatraz delle montagne rocciose.

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