Usa, inchieste antitrust su Google, Facebook, Amazon e Apple

04 giu 2019

Il dibattito va ormai avanti da anni: i Tech Giants hanno troppo potere? Sono troppo grandi e spesso al di sopra della legge? Ma fino a pochi mesi fa a porsi queste domande sembravano più le Autorità Antitrust europee che quelle americane, dove queste compagnie sono nate e continuano a prosperare, cercando di esercitare tutto il loro peso su Washington, ma qualcosa adesso potrebbe cambiare. Dopo una serie di anticipazioni di stampa del fine settimana, nelle ultime ore sono arrivate le conferme che hanno affossato Wall Street, Google, Facebook, Amazon e Apple, su cui si aprono i timori di futuri ridimensionamenti e spacchettamenti. Il Dipartimento di Giustizia si occuperà di Google e di Copertino, mentre la Federal Trade Commission, in poche parole l'Antitrust a stelle e strisce, punterà i riflettori su Facebook e Amazon, una serie di indagini che andranno ad esaminare, anzitutto, gli abusi di posizione dominante e i rischi per la concorrenza. Mountain View è sotto accusa in particolare per i mercati in cui la fa da padrone, come quello della pubblicità online. Su Facebook, che si sta preparando in questi giorni al lancio della sua criptovaluta e che sta ancora patteggiando con le Autorità americane per il caso di Cambridge Anatytica, si cercherà di capire se nel mondo social il gruppo guidato da Mark Zuckerberg sia da considerarsi monopolista. Amazon, invece, è sotto accusa per la concorrenza sleale che farebbe ai marchi che decidono di non avvalersi della sua piattaforma. La scure dell'Antitrust potrebbe abbattersi anche su Apple che in queste ore ha presentato il suo nuovo sistema operativo in cui propone nuove soluzioni per aumentare, fra l'altro, la privacy degli utenti. Notizie che sono state accolte con favore a Bruxelles, dove la Commissione Europea, ormai da anni, aveva avviato in solitaria una serie di battaglie per limitare il potere dei giganti della Silicon Valley, ma anche nel quadro politico di Washington queste inchieste sono destinate a trovare un sostegno bipartisan. Basti pensare ai candidati democratici, come Elizabeth Warren o Bernie Sanders, che hanno fatto degli attacchi ai colossi del web, uno dei temi di punta della campagna elettorale per le presidenziali del 2020, senza contare l'insofferenza che lo stesso Trump ha mostrato più volte, per ragioni più politiche che economiche, sia nei confronti del patron di Amazon, Jeff Bezos, che verso Facebook, accusato dal Presidente di favorire, soprattutto nelle realtà come YouTube, il pensiero liberal.

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