Usa-Russia, clima di tensione tra espulsioni e ritorsioni

01 set 2017

Donald Trump sfida Vladimir Putin e ordina la chiusura entro sabato del consolato russo a San Francisco e di altre due sedi diplomatiche a Washington e New York. Una decisione che segue l’espulsione a fine luglio di 755 diplomatici statunitensi della Russia a causa delle politiche di Washington, come dichiarato dal Presidente russo. Immediata la risposta di Mosca, con il Ministro degli esteri che promette una reazione alle nuove misure prese dagli americani e lascia intravedere una escalation della guerra diplomatica che sta avvelenando i rapporti tra la Casa Bianca e il Cremlino. Sullo sfondo gli attriti legati alle sanzioni che il Congresso ha varato contro Mosca in seguito alle indagini sul Russiagate, con le accuse di interferenza nelle ultime elezioni presidenziali americane. Quelle stesse accuse che portarono Barack Obama, alla fine del 2016, poco prima di dire “addio” allo Studio Ovale, a mandare via dagli Stati Uniti 35 diplomatici russi. Il Dipartimento di Stato americano ha spiegato che la decisione di colpire alcune sedi diplomatiche del Cremlino è proprio la risposta al recente ordine di espulsione di 755 diplomatici, entrato in vigore nelle ultime ore. Un ordine definito da un portavoce di Washington “immotivato e dannoso”, che non aiuta a ristabilire un clima di fiducia tra i due Paesi, anche se Trump giorni fa aveva liquidato la questione con una battuta: le parole del Segretario di Stato, Rex Tillerson, sono state ben più dure. Il Dipartimento di Stato, infatti, si è detto pronto a prendere ulteriori misure contro Mosca, se necessario. Nonostante le numerose occasioni in cui Trump e Putin hanno auspicato un miglioramento delle relazioni tra Casa Bianca e Cremlino, dopo il gelo dell’era Obama, in cui i rapporti tra i due Paesi e anche tra i due leader avevano toccato il livello più basso da decenni, le frizioni tra i due Paesi ad oggi sembrano ancora rientrare in un clima da guerra fredda.

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