VIDEO Hong Kong, 4 mesi fa l'inizio delle proteste

09 ott 2019

Hong Kong, l'innocenza perduta, titola così stamane il South China Morning Post, il più seguito e autorevole quotidiano locale, che sin dall'inizio segue con grande attenzione e obiettività le proteste, iniziate esattamente quattro mesi fa, il 9 giugno. In quattro mesi siamo passati da un'isola felice, dove milioni di persone manifestavano liberamente e pacificamente per difendere i propri diritti, ad una città devastata, impaurita, un campo di battaglia che ha già provocato centinaia di feriti e migliaia di arresti, si legge nell'editoriale. Quanto potrà durare? Già, quanto potrà durare? Per ora si naviga a vista, ciascuno per la sua strada, senza alcun segnale di ravvedimento, di riflessione, di sincera efficace apertura al dialogo. Stamane davanti al tribunale di Hong Kong migliaia di cittadini hanno fatto ala a Edward Leung, uno dei leader della protesta, condannato a sei anni, ma ancora a piede libero. Il rigetto dell'appello, e dunque il suo arresto, potrebbe scatenare nuove proteste, il suo accoglimento rasserenare un po' gli animi. E mentre i pompieri di Hong Kong, con un comunicato senza precedenti, esprimono solidarietà ai manifestanti e chiedono di non essere confusi con la polizia, quest'ultima continua a presiedere in modo sempre più minaccioso il centro e le zone più calde della città, pronta ad intervenire in caso di blitz da parte dei manifestanti. Molti girano ancora mascherati, nonostante il divieto. La polizia sembra esercitare una grande discrezionalità. Il divieto non viene implementato sempre e ovunque, anche se ieri sera alcuni giornalisti si sono lamentati per essere stati costretti a togliersi la maschera antigas, con metodi anche molto bruschi, che in questo caso però è indispensabile per proteggersi dai lacrimogeni più che nascondere l'identità. Cresce anche la tensione tra manifestanti e cittadini filogovernativi; oggi due quotidiani vicini a Pechino hanno dato ampio spazio alla vicenda del tweet di solidarietà alla protesta del Presidente della NBA, la Federazione del basket americano, che ha fatto infuriare Pechino e provocato, nonostante le scuse formali, a loro volta criticate dai media americani, la cancellazione della tournée in corso in Cina. Polemiche anche per la Apple, che sembra aver rifiutato, almeno per ora, di bloccare il download di una cliccatissima applicazione che consente di seguire gli spostamenti della polizia e dei manifestanti.

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