Libia, Haftar a Conte: vado avanti

16 mag 2019

Andrò avanti, dobbiamo arrivare a Tripoli per estirpare il terrorismo. La risposta del generale Khalifa Haftar al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non lascia spazio a dubbi, la tregua in Libia non ci sarà. I due si sono visti a Roma in quella che per l'uomo forte della Cirenaica è stata la prima visita in Italia da quando, lo scorso 4 aprile, ha annunciato l'offensiva del suo autoproclamato esercito nazionale libico verso Tripoli. Il faccia a faccia ha avuto luogo a 9 giorni dalla missione lampo di Fayez al Sarraj, primo Ministro del governo di accordo nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite, ma di fatto sempre più debole e isolato. Ho parlato a lungo con Haftar, ho espresso la preoccupazione dell'Italia per una situazione molto critica, invochiamo il cessate il fuoco e confidiamo si possa percorrere la strada di una soluzione politica, ha spiegato Conte al termine dell'incontro. Ma la via diplomatica non sembra al momento percorribile, nonostante il fatto che l'offensiva abbia sensibilmente rallentato il suo passo. Nonostante infatti Haftar possa sempre contare sull'importante sostegno di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati, più di un osservatore parla ormai chiaramente di stallo militare. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha chiesto a tutte le parti in Libia di impegnarsi a rispettare una tregua e di tornare al processo politico con la mediazione delle Nazioni Unite. Posizione questa sostenuta anche dall'Unione Europea ed in particolar modo dall'Italia. In questa situazione così caotica si inserisce anche l'ultimo salvataggio di 65 migranti da parte della Sea-Watch, la Marina libica sostiene che la Ong non abbia avvertito la Guardia Costiera dell'operazione che stava compiendo e che va quindi ora considerata l'unica responsabile della sorte delle persone salvate. La Sea-Watch, fa sapere ancora la Marina libica, non ha assolutamente diritto di operare in quest'area ma continua a farlo. Bum bum.

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