Virus, aumentano nel mondo le proteste contro i governi

10 lug 2020

È stato annullato in Serbia un coprifuoco previsto per il fine settimana a causa delle proteste dei giorni scorsi. Le manifestazioni contro il nuovo lockdown degenerate in scontri raccontano, tra le altre cose, il malcontento della popolazione nei confronti del Governo e della gestione della pandemia. Non accade soltanto in Europa. In Argentina migliaia di persone sono scese in strada a Buenos Aires denunciando anche una crisi economica esacerbata da mesi di stretto lockdown. La contestazione in Perù attraversa invece i corridoi degli ospedali al collasso, dove medici e infermieri chiedono maggiori tutele. L'annuncio pochi giorni fa della positività del Presidente brasiliano Bolsonaro ha provato come nella regione la politica non sia immune al virus. Ora anche la Presidente ad interim della Bolivia, Jeanine Anez, ha rivelato di aver contratto il Covid 19 ma di stare bene. Ed è risultato positivo il numero due di Maduro, Diosdado Cabello. Il Brasile resta in America latina il Paese più colpito e al mondo la seconda nazione per contagi, dopo gli Stati Uniti, dove in 24 ore si è raggiunto un picco senza precedenti di 65000 casi. Si teme una seconda ondata di contagi a Hong Kong, dove le autorità pensano a chiudere le scuole a causa di una recrudescenza dei casi e a Tokyo, che a fine maggio aveva decretato la fine dello stato di emergenza. In Australia il Governo ha dichiarato invece che abbasserà del 50 per cento il numero di cittadini cui è permesso ogni settimana di entrare nel Paese, per evitare contagi dall'estero.

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