Virus Cina, parla Massimo Gallo

28 gen 2020

Che si tratti di un coronavirus nuovo è un dato di fatto. Che siano disponibili le sequenze di diversi di questi virus implicati, cioè dello stesso virus implicato in casi diversi, è un altro dato di fatto e questa è una base fondamentale per studiarci sopra. A livello mondiale credo che ci siano numerosi laboratori che si stanno molto industriando per avere il maggior numero di informazioni possibili. L'origine del virus, cioè il serbatoio iniziale, che praticamente è certo sia un serbatoio animale, è importante da conoscere perché questo facilita la possibilità di avere una reale carta d'identità di questo virus, di procedere oltre, di ragionare per un'eventuale vaccino (però ci vuole parecchio tempo per poterlo tirar fuori), per fare tutta una serie di considerazioni perché non ci si ricaschi nel problema, perché certamente quando il serbatoio è un serbatoio animale, questa volta è andata così, potrebbe tornare in auge tra qualche tempo se comunque la questione non si sa come arginarla. E' stata tirata fuori la possibilità che si tratti di un virus che viene da una o più specie di serpenti. Il lavoro che è stato prodotto è un lavoro per molti aspetti piuttosto suggestivo, credo che la questione però necessiti di ulteriori conferme. Professore, in questo momento i pronto soccorso degli ospedali, come anche il vostro, vengono presi d'assalto da persone che hanno il virus dell'influenza. Dobbiamo cercare un po' di calmierare la situazione. Al momento lei mi diceva che, a tutta questa notte, casi, anche sospetti, in l'Italia non ce ne sono assolutamente. Me lo conferma? Che io sappia, no. Ma lei, insomma, parla da un punto nevralgico. Sì, parlo da un punto nevralgico, ma l'Italia è grande, la possibilità che si sia presentato qualcuno al pronto soccorso di qualcuno degli altri ospedali l'Italia non la posso escludere, però, francamente, in questo momento non mi risultano casi e nemmeno casi su cui ci sia un alone di sospetto reale in atto. Cionondimeno, facendo un parallelo con quanto ci è capitato nel 2003 con la SARS, ricordo che sulla SARS, che era un cliente almeno tanto brutto quanto questo, se non peggiore, noi abbiamo avuto un totale, in Italia, di 4 casi importati allora, sottolineo allora. Di questi 4 casi (2 dei quali gestiti da noi al Sacco) nessuno è andato all'altro mondo, se la sono cavata tutti, e nessuno ha generato casi secondari nel Paese, cioè nessuno ha infettato persone qua in Italia. Direi che allora eravamo più in difficoltà che ora. Ora abbiamo qualche conoscenza e qualche elemento organizzativo in più. Credo che un messaggio di ragionevole ottimismo possa essere trasmesso. Che poi, come in Gran Bretagna, Germania o Francia, ci possa capitare il caso importato, questo ovviamente non lo può escludere nessuno. Lo mettiamo in conto, ma, insomma, al momento si può stare tranquilli. Professore, lei accennava a Francia, Gran Bretagna e Germania. Questi sono alcuni dei Paesi, compresa l'Italia, che stanno organizzando dei voli charter per rimpatriare i connazionali. L'Organizzazione Mondiale della Salute poco fa ha fatto sapere che non servono queste evacuazioni di massa. Che cosa ne pensa lei? Perché effettivamente a che cosa può servire un'operazione del genere, a rassicurare l'opinione pubblica? Secondo me c'è un po' un dato emotivo in tutto questo. D'altro canto, però, credo di dovermi attenere a una posizione che dice: valutino le autorità competenti, valutino i ministeri competenti, ed è inutile che ci mettiamo a parlare su cose rispetto alle quali le nostre informazioni, le mie almeno, sono oggettivamente quelle che abbiamo tutti quanti noi, quindi limitate. L'ultima domanda rapidissima la volevo fare sul fatto che si sta creando parecchia intolleranza e preoccupazione avverso la comunità cinese, che invece in Italia proviene da una regione completamente... Vogliamo anche da questo punto di vista...? Certo. Io credo che questo sia un dato molto importante. I cinesi di nazionalità italiana, cioè gli italiani di origine cinese e gli immigrati cittadini cinesi in Italia, vengono quasi tutti dalla città di Wenzhou. La città di Wenzhou è sulla costa, 800 km distante da Wuhan. In tutto sono stati segnalati il 20 gennaio due casi importati da Wuhan in Wenzhou e sono stati immediatamente quarantenati. Che le persone che viaggiano da Wenzhou a Milano o a Roma possano essere facilmente portatori dell'infezione nell'ambito della comunità è molto improbabile, la probabilità è molto bassa. Non guardiamo male le persone con aspetto orientale che stanno in questo momento o che vivono da tempo in Italia perché loro non sono gli untori.

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