Guerra in Ucraina: una grande attenzione da parte del Papa e della Chiesa italiana, quali sviluppi vede, che prospettive pensa possano esserci per la Pace? "Quelle che ci debbono essere. Speriamo che questi fili, queste tracce di volontà di avviare il dialogo, di trovare le vie del dialogo sembra che la diplomazia, in maniera consapevole, comincia a scegliere questa via. Non è facile, ovviamente, ma è l'unica che può interrompere la logica della guerra che è una logica geometrica che produce altra guerra e che diventa ancora più pericolosa oltre le tante e terribili conseguenze di questo anno di conflitto con il lutto, con la morte che ha provocato". Lei ha detto: c'è un diritto alla difesa, ma c'è anche un diritto alla Pace. "Per forza. Il diritto alla Pace vuole dire anche un diritto alla Giustizia. Dire questo non significa affatto mettere tutto sullo stesso piano, confondere aggressore-aggredito e ricordare le responsabilità, ma cercare la via per risolverle. Questo è il diritto alla pace. Credo che quello che abbiamo tutti, su cui tutti, con responsabilità diverse ma tutti, dobbiamo lavorare perché questo si realizzi". In realtà ci si attendeva che in questo millennio, dopo due guerre mondiali, iniziasse un vero cammino verso la Pace, ma così non è stato. Papa Francesco parla, ed è difficile contestarlo, di una terza guerra mondiale a pezzi. Cosa ci è successo? Che cos'è accaduto? Perché c'è questo bellicismo così diffuso? "Abbiamo perso la memoria, abbiamo perso il ricordo degli orrori, ci siamo abituati ad altri orrori, abbiamo qualche volta piegato il diritto al nostro interesse e quindi, la guerra continua a fare il suo mestiere, a produrre altre guerre. Quindi, credo che il ricordo della Sofferenza deve spingerci ad una determinazione maggiore e consapevole, anche perché, se perdiamo la paura del nucleare, cioè il cataclisma, la catastrofe che era chiarissima sarebbe stata l'ultima dopo la Seconda Guerra Mondiale, la terza tutti sapevano che sarebbe stata l'ultima per il nostro pianeta. Ecco, conserviamoci questa paura, ma rendiamola consapevolezza e soprattutto ricerca dei luoghi dove comporre i conflitti non con le armi ma con il dialogo e con il diritto". Ci sono opinioni diverse anche polemiche sul fatto che l'Italia fornisce armi all'Ucraina. Lei cosa ne pensa? "Il problema della legittima difesa, noi dobbiamo ricordarci. C'è un aggressore ed un aggredito e l'aggressore perde tutte le ragioni quando diventa aggressore. Il problema è che se c'è soltanto la logica del riarmo, senza la via della Pace, diventa davvero pericoloso. Perché, quando finisce, quando è sufficiente il riarmo? Quindi dobbiamo davvero investire, fare uno sforzo gigantesco per la Pace, perlomeno proporzionale a quello militare".























