Direzione Pd, relazione Renzi approvata all'unanimità

Una direzione offline in cui il segretario e i suoi critici preferiscono dirsele in faccia, al riparo dallo streaming. Dopo anni di riunioni aperte, il Parlamentino del Nazareno oscura i vetri con la preghiera del Presidente Matteo Orfini di silenziare i tweet. Malgrado il blackout DEM da alcuni spifferi sono arrivate le parole d’ordine di Matteo Renzi. Il leader non ha alcuna intenzione di farsi rosolare sui caminetti dei capicorrente, fa sapere di non essere interessato né alla propria carriera né a quella dei vertici del PD e avverte: “Io rispondo ai 2 milioni che hanno votato alle primarie e questo vale più degli accordi dei capicorrente”. Renzi ha rivolto un appello ai big del Partito per esortarli a smettere di accapigliarsi. La sua priorità è rimettersi in connessione con il Paese perché – incalza – sulla scuola il Governo ha investito 4,7 miliardi ma se poi parliamo di alleanze i cittadini non se ne accorgono. Per questo – annuncia – da settembre girerà per dieci mesi in treno per parlare con i cittadini delle riforme e non delle alchimie di Palazzo. Renzi vuole, invece, che lo ius soli diventi legge e auspica che l’Italia metta il veto sul fiscal compact nei trattati europei. Poi la minaccia ai partner europei: se loro chiudono i porti nella discussione sul bilancio UE del 2018, noi chiudiamo i rubinetti dei soldi a chi non accetta i migranti. Anche se ha votato la relazione del segretario, Dario Franceschini, puntello della maggioranza renziana nel PD, non pensa di commettere reato di lesa maestà se esprime qualche dubbio. Un segretario è a capo di una comunità e ascolta soprattutto chi la pensa in modo diverso, senza vedervi dietro un tradimento o un complotto. Quello che preme al Ministro dei beni culturali è ricostruire il centrosinistra: le coalizioni servono, da solo il PD non vince. Il tema delle alleanze si affronta con una legge elettorale che consente di fare la coalizione prima o che consente di farla dopo ma bisogna porsi il problema, insiste. Andrea Orlando, della minoranza non è un complottista. Noi riconosciamo il risultato del congresso e il principio di maggioranza. Nessuna nostalgia dell’Unione, ma Pisapia non è Ferrero. Ma Renzi non cambia idea e chiude la direzione ribadendo: “Non passerò i prossimi mesi a parlare di coalizioni”. La relazione incassa l’unanimità, ma né la minoranza di Orlando né quella di Emiliano hanno partecipato al voto.


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