Grillo denunciato dal Pd nega responsabilità sul suo blog

Tre storie, un filo conduttore, una serie di sorprese. Protagonista il Movimento 5 Stelle, e la prima sorpresa riguarda proprio il filo conduttore che è la base del DNA del Movimento, cioè il web, la rete. Si parte dalla vicenda che coinvolge direttamente Beppe Grillo, querelato dal Pd per un post del 2016, in cui si diceva, del partito di Renzi, “tutti collusi, tutti complici, con le mani sporche di petrolio e denaro”. Un post comparso nello strumento principale di divulgazione del Movimento: il blog di Grillo. Ma attenzione: non è il suo blog, scrive, nella sua memoria difensiva, il leader del Movimento. Anzi, lui non ne è né gestore, né moderatore, né direttore, né titolare del dominio, chiarisce. E così emerge il sistema di rimandi, intestazioni e scatole cinesi che rende difficile, in effetti, focalizzare le responsabilità in quello che comunque si chiama il blog di Beppe Grillo. A pubblicare la copia della memoria difensiva è Francesco Bonifazi, tesoriere del Pd. La notizia va di post in post e deflagra. Grillo replica sottolineando che lui risponde solo di quello che firma direttamente. Bonifazi controreplica dandogli del vigliacco e bugiardo. Altra storia, Genova: ci sono le cosiddette comunarie, appunto, via web. Vince la candidata gradita a Grillo, Marika Cassimatis a discapito di Luca Pirondini, che fa gli auguri ma già chiede il riconteggio. A colpire però sono i numeri. Lei ha vinto con 362 voti, 24 in più di quelli che ha preso lui. E numeri ancora più notevoli compaiono nella terza storia, a Monza. Lì vince un’altra donna: Doride Falduto, ma si ritira subito per motivi personali, dice. La sua candidatura a sindaco è stata sostenuta da venti voti: venti, in una città di oltre 120.000 abitanti, perché è vero che uno vale uno, che la rete è sovrana, che questa è l’era della web- democracy, ma per il potenziale primo partito d’Italia, sondaggi alla mano, quelli rimangono pur sempre venti click.


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