Libia e migranti, incertezze e scontro sulle ONG

Il siluro politico partito dalla Libia per impallinare la missione italiana viene respinto dal Governo. La presa di posizione di Al-Mejbari,  uno dei vicepresidenti del Consiglio libico, vicino all’uomo forte di Tobruk, il generale Haftar, contro le navi che battono bandiera tricolore perché violano la sovranità libica, è rispedita al mittente dal Viminale. Il ministro dell’interno, Marco Minniti, in un’intervista al Fatto Quotidiano puntualizza: non è un’operazione “combact” ma solo supporto tecnico-logistico alla Guardia Costiera Tripolina su richiesta di al-Serraj. In un colloquio con il New York Times, Minniti fa sapere che certo la Libia è instabile e questo significa che tutto può accadere: ogni accordo può sfumare, ma con la Libia abbiamo intrapreso un percorso. È con il quotidiano diretto da Marco Travaglio che il ministro ribadisce che non intende rinunciare al principio del salvataggio dei naufraghi, “e neppure a quello della sicurezza dei miei concittadini: per questo ritengo necessaria la presenza degli agenti della polizia giudiziaria sulle navi delle ONG, e il codice di condotta è fatto per non consentire generalizzazioni negative sul loro conto che non condivido”. La missione italiana nelle acque libiche non convince affatto il Movimento 5 Stelle. Per Luigi Di Maio la relazione presentata dal Governo è uno scarabocchio con tanto di strafalcioni, non c’è nessuna strategia, vogliono solo carta bianca. In assenza di una legge bisogna chiudere i porti alle ONG, il servizio dei taxi del mare va interrotto subito. Il nuovo bersaglio di Matteo Salvini, invece, è Roberto Saviano che ha definito i suoi post aberranti e ridicoli. Lo scrittore, accusa Salvini, gode degli sbarchi e gli lancia due hasthag: stop invasione, ma anche barcone per Saviano.


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