Libia, incontro tra Minniti e Haftar

Un lavoro a tutto campo, dal piano accoglienza su scala nazionale al confronto con Regioni e Città metropolitane, e degli incontri con le prime cittadine di Roma e Torino in pochi giorni, ma soprattutto il rapporto con la Libia, vero snodo geopolitico per affrontare il problema dei flussi migratori. In una parola, una tela da tessere con pazienza, pragmatismo e lungimiranza. Una strategia di lungo respiro quella del Viminale e del Ministro Marco Minniti, di concerto con il Premier Gentiloni, una strategia che porta a quella foto, che solo fino a qualche tempo fa sembrava impensabile: una stretta di mano per un incontro a Bengasi tra il titolare del Viminale e il generale Haftar, viste le parole di quest’ultimo e le minacce alla missione navale italiana per aiutare i libici, gli altri libici, quelli della Tripolitania di al-Serraj, a frenare i trafficanti di esseri umani. Una strategia che già dà i suoi primi frutti, come dicono i numeri dalla crisi dei primi mesi dell’anno, quando lo stesso Minniti aveva detto di aver temuto per la tenuta democratica del Paese, quando sembrava che il 2017 potesse diventare l’anno dei record per gli sbarchi, fino all’inversione di tendenza, partita a luglio, tale da portare in dote un -18% negli arrivi sulle coste italiane rispetto allo stesso periodo del 2016. Il vertice di Parigi con Spagna, Francia e Germania, le lodi europee all’Italia, i contatti continui e diretti con al-Serraj e il Governo libico riconosciuto dall’Onu, i rapporti con i sindaci del sud del paese nordafricano, quelli più interessati dal transito dei migranti, e poi un incontro in Algeria, altra rotta verso la Sardegna, e ora lui Haftar, uomo forte della Cirenaica. Un cerchio che insieme al ritrovato rapporto con il Cairo sembra chiudersi.


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