Migranti, semplificazione procedure nel decreto Minniti

Il DL n. 13 del 17 febbraio, noto come il decreto Minniti sui migranti, prevede una serie di misure che mirano a snellire i tempi nella richiesta di protezione, e a potenziare il contrasto all’immigrazione illegale. Vengono istituite 26 sezioni tante quante le sedi di Corte d’Appello specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione. Viene cancellato un grado di giudizio. Si introducono misure per la semplificazione e l’efficienza delle procedure davanti alle Commissioni territoriali. Si riduce da 6 a 4 mesi il termine entro il quale è definito il procedimento con decreto che rigetta il ricorso o riconoscere lo status di rifugiato. Salta l’appello. Il decreto è ricorribile esclusivamente in Cassazione entro 30 giorni. Vengono potenziate le commissioni territoriali. Per far fronte al boom di domande, il Viminale potrà indire bandi di concorso per l’assunzione di 250 professionalità altamente qualificate. I centri di identificazione ed espulsione vengono sostituiti dai centri di permanenza per il rimpatrio, che dovranno essere distribuiti sull’intero territorio, allestiti nei siti e nelle aree esterne ai centri urbani, che risultino più facilmente raggiungibili. Dovranno avere capienza limitata ad un massimo di 150 posti e garantire condizioni che rispettino la dignità della persona. Sarà possibile l’impiego dei richiedenti asilo in attività di utilità sociale. Potranno essere avviati progetti specifici da finanziare con risorse europee destinate al settore dell’immigrazione e dell’asilo. Nei cosiddetti punti di crisi, si svolgeranno le operazioni di fotosegnalamento. Il rifiuto reiterato dei migranti ad essere identificati può configurare il rischio di fuga ai fini del trattenimento nei Centri.


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