Salvini contro Toninelli: basta no su Tav e infrastrutture

L'Italia su rotaia si spacca in due: il Governo si divide sulle infrastrutture. Con Matteo Salvini ormai apertamente contro Danilo Toninelli è la fotografia, questa, di un Paese dove una centralina manomessa con un incendio doloso è la ragione per cui si crea il caos sulla rete ferroviaria, ma è anche l'occasione per allargare ancora di più la crepa nella maggioranza sul tema delicato delle infrastrutture. Nel primo caso gli inquirenti lavorano per individuare i colpevoli, ragionando su diverse piste, tra cui quella anarchica. Salvini afferma che si tratta di un atto di criminalità che non resterà impunito, ma non è convinto che si tratti di un attacco allo Stato, all'ordine costituito. Ben diversa la convinzione del Ministro se si parla di TAV e di infrastrutture in generale. Lì il suo dito indica nomi e cognomi. “Non sono più accettabili i no, ritardi e rinvii da parte del Ministro Toninelli non solo sulla TAV, ma mi risulta che ci siano decine e decine di opere pubbliche in tutta Italia, al Nord, al Centro e al Sud, ferme al Ministero delle Infrastrutture. Se uno fa il Ministro dei Trasporti deve lavorare per far viaggiare gli italiani, non per fermare e lasciare a piedi gli italiani”. A proposito di TAV, è stato confermato dal Ministero il licenziamento di Pierluigi Coppola, l'esperto della Commissione che si era dissociato dall'esito negativo dell'analisi costi/benefici, su cui i Cinque Stelle hanno motivato il loro no all'opera, con una e-mail, con poche righe. “Non ci siamo”, ha tuonato Salvini. Il Ministro Toninelli rivendica il diritto di dire no. “A chi dice che dico di no, dico ogni tanto ho il coraggio di dire di no ad alcune cose che non vanno bene, perché vogliamo dire alla gente che l'Italia è il primo Paese al mondo per costo di un chilometro di binari, per costo di un chilometro di autostrade? E quando c'è un progetto che è partito male o che costa troppo, e dà pochi benefici, ogni tanto qualche sacrosanto no bisogna dirlo”. Nicola Zingaretti, Segretario del PD, non perdona al Governo la sua litigiosità anche in un momento come questo. “Basta - dice Zingaretti - se ne vadano a casa”.


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