Taglio numero parlamentari, per Camera e Senato quota 600

"È l'ultimo scatto prima di tagliare non il canonico traguardo, ma il numero dei parlamentari. Martedì, infatti, dopo la quarta lettura della legge costituzionale a Montecitorio, se tutto andrà come si prevede, Camera e Senato dimagriranno vistosamente. Montecitorio passerà da 630 a 400 deputati, il Senato da 315 a 200 senatori eletti. L'impulso a questa riforma è arrivato dal Movimento 5 Stelle che ne ha fatto una bandiera in nome di una democrazia che deve essere low cost. Secondo i numeri del movimento i risparmi infatti sarebbero 100 milioni l'anno, 500 a legislatura. Sensibilmente diversi quelli rilevati dall'Osservatorio dei Conti Pubblici, secondo il quale il taglio dei parlamentari farebbe risparmiare 57 milioni all'anno e 285 ogni legislatura. PD e Leo sono saliti in corsa su questo treno e chiedono dei contrappesi istituzionali, a cominciare dalla possibilità di riunire il Parlamento in seduta comune, 600 tra deputati e senatori, per la fiducia al governo, oltre all'introduzione dell'Istituto della sfiducia costruttiva e la riduzione del numero dei delegati regionali, ora 58, per l'elezione del Presidente della Repubblica. I riflessi istituzionali della riforma porterebbero a tutta una serie di conseguenze su cui ci saranno circa cinque mesi per mettere mano. La richiesta di PD e Leo è di equiparare elettorati attivi e passivi delle due camere e riscrivere la legge elettorale, creando al contempo circoscrizioni pluriregionali. Con questa riforma poi, gli italiani avranno un rapporto molto diverso con i loro eletti. In questo quadro si vede il livello di rappresentanza del nostro Paese raffrontato con alcuni esempi europei. Con la riforma avremo un eletto ogni 151 mila abitanti alla Camera e un senatore ogni 302 mila italiani al Senato.


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