Toghe in politica, in arrivo stretta legislativa

In un clima segnato dalle polemiche sul caso Minzolini, sul doppio ruolo di Michele Emiliano, ma non solo, arriva in Aula alla Camera un provvedimento che investe in pieno il rapporto tra politica e giustizia. Si tratta della proposta di legge che mira a regolare in maniera più stringente la partecipazione dei magistrati alla vita politica. Un testo bipartisan in diversi punti, modificato rispetto a quello uscito dal Senato ormai tre anni fa. Nel dettaglio, fissa dei vincoli per le toghe che decidono di correre per diventare europarlamentari, senatori, deputati o candidarsi in Regione o in Comune. In primo luogo, chi si candida non deve aver prestato servizio nella stessa circoscrizione elettorale nei cinque anni precedenti l’accettazione della candidatura. Inoltre, sempre al momento dell’accettazione della candidatura, il magistrato deve essere in aspettativa da sei mesi e ha l’obbligo di restarlo per tutto il mandato. Una volta eletti, non si possono cumulare gli stipendi, ma è possibile optare per l’indennità di carica. Se, invece, la poltrona sfuma, chi non viene eletto torna al ruolo di provenienza, ma per due anni non può svolgere funzioni inquirenti né lavorare a qualsiasi titolo nella zona in cui si è candidato. Al contrario, chi viene eletto potrà, a fine mandato, tornare solo in Cassazione, se ne ha i titoli, o in una Corte d’appello diversa dalla circoscrizione elettorale. Una serie di paletti stringenti, con novità anche per i magistrati che hanno incarichi nelle authority o di collaborazione con ministri, governatori e sindaci. Il Governo è ottimista sul via libera alla legge. “Credo ci siano i numeri in Parlamento – dice il Sottosegretario alla giustizia Migliore – visto il forte ruolo dell’opposizione nell’elaborazione del testo.


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