Addio a Emanuele Macaluso, storico dirigente del PCI

19 gen 2021

"Voglio morire nel sonno", aveva confidato ai suoi amici ormai sulla soglia dei 100 anni. Eppure chi lo conosceva non lo descriveva come un vecchio malinconico con lo sguardo rivolto al passato, ma sempre curioso, interessato negli ultimi giorni della sua esistenza, sugli sviluppi della crisi di Governo e a testimoniare la sua vivacità intellettuale, la rubrica che postava sulla sua pagina Facebook, Em.Ma, sempre in corsivo. Difficile riassumere una vita così lunga, intrecciata strettamente alla Repubblica italiana. Una vita politica iniziata prestissimo da militante del PCI, a soli 17 anni in clandestinità nella sua Caltanissetta, da dove avrebbe iniziato anche la sua battaglia alla mafia nello stesso periodo in cui il bandito Giuliano guidava i picciotti nel massacro di Portella della Ginestra. Anni difficili in cui si sarebbe messo in luce nel partito divenendo prima parlamentare regionale, poi segretario siciliano, infine, dirigente della storica segreteria di Togliatti. Compagno di stanza di Berlinguer, amico di Giorgio Napolitano avrebbe fondato con lui la corrente migliorista, in anni in cui le correnti erano negate dal partito. Il suo pensiero, insieme eretico e disciplinato, trovò proprio nel migliorismo la sua massima espressione. Un messaggio che per certi versi sarebbe stato raccolto dallo stesso Berlinguer quando avrebbe dichiarato che la spinta propulsiva dell'Unione S ovietica si stava spegnendo. Nel '92 aveva abbandonato la politica attiva per dedicarsi a pieno alla sua passione, il giornalismo. Mestiere che ha svolto fino all'ultimo: collaboratore con diverse testate, ma che è stato anche, soprattutto, storico direttore dell'Unità, organo del partito che rinnovò radicalmente, introducendo la satira e la finanza. Nel '96 aveva fondato il mensile "Le ragioni del socialismo" e dal 2011 al 2012 è stato l'ultimo direttore de "Il riformista".

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