Bonafede: su riforma Mes nessun pericolo per governo

03 dic 2020

Nessun rischio per il Governo. Con queste parole il Ministro della Giustizia, Bonafede, cerca di arginare la bufera scoppiata dopo la decisione di alcuni parlamentari pentastellati di esprimere la loro contrarietà alla riforma del Mes. Su questo punto il guardasigilli non ha dubbi. Non esiste nessun problema per la tenuta dell'esecutivo. Ricordiamo che non si vota sull'utilizzo del Mes, ma sulla riforma. Nella maggioranza c'è una differenza. La presa di posizione via lettera dei 42 deputati e dei 16 senatori grillini punta, di fatto, a bloccare l'utilizzo del Mes sanitario e rappresenta per il Governo giallorosso uno scoglio molto alto da superare, se questi rimarranno i numeri. Considerando che il premier non potrà più contare sull'aiuto di Forza Italia, che nelle ultime ore ha annunciato con Silvio Berlusconi che gli azzurri non sosterranno la riforma del fondo salva-Stati esattamente come gli alleati di Lega e Fratelli d'Italia. Il 9 dicembre, quando Conte farà le sue comunicazioni in Parlamento, la maggioranza potrebbe quindi non avere i numeri per dare il via alla riforma già concordata con Bruxelles. Proprio per scongiurare questo scenario, in attesa dell'assemblea congiunta dei gruppi di venerdì, l'ala governista del Movimento si sta muovendo per mettere in campo una moral suasion sui firmatari del documento. Se tutti i 58 dissidenti, 42 alla Camera e 16 al Senato, dovessero votare contro la risoluzione del Mes, pur dando per scontato tutti i voti delle altre forze di maggioranza, i giallorossi andrebbero sotto in entrambi i rami del Parlamento. Al Senato mancherebbero 9 voti per arrivare a 161 necessari e a Montecitorio ben 19. Una strada ben stretta che la maggioranza nei prossimi giorni cercherà di allargare. E in un periodo delicato per i 5 Stelle, quattro europarlamentari lascia una delegazione pentastellata in Europa per proseguire un percorso politico autonomo. L'addio è affidato a una nota in cui spiegano di non riconoscersi più in una forza politica che ha tradito la sua identità. Tra i primi a commentare Alessandro di Battista: questa volta mi dispiace, scrive, è un errore lasciare il movimento.

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